Le indagini sull’omicidio di Cinzia Pinna.
Emanuele Ragnedda non avrebbe ucciso Cinzia Pinna per difendersi. La Procura di Tempio ha acquisito i risultati degli accertamenti tecnici sull’omicidio della 33enne, avvenuto nel settembre 2025 nella tenuta di Conca Entosa a Palau. E’ emerso nella documentazione depositata alla pm Noemi Mancini, a mettere in discussione l’ultima versione fornita dal killer della giovane di Castelsardo.
La vittima seduta a meno di due metri.
Secondo la perizia, la donna era seduta a meno di due metri di distanza e su un divano. Non era dunque in piedi di fronte a Ragnedda al momento degli spari. Questa tesi fa perdere forza al racconto fornito dall’imprenditore che ha dichiarato di essersi difeso dalla presunta aggressione della vittima. Del sangue dell’assassino è stato trovato invece nella stanza dove è avvenuto il delitto. La sua presenza però non lega il delitto alla difesa poiché sarebbe avvenuto dopo, quando la giovane era seduta sul divano e non al momento della presunta aggressione.
La maschera con il sangue di Ragnedda.
Tra gli elementi chiave emersi dai rilievi figura anche una maschera di porcellana che si trovava su un tavolo, sulla quale sono state identificate tracce ematiche riconducibili proprio a Ragnedda. Gli accertamenti scientifici hanno invece confermato la versione di Rosa Maria Elvo, compagna di Ragnedda indagata per favoreggiamento. I test del Dna hanno dimostrato che la donna non ha ripulito la scena del crimine dopo l’omicidio, segnando un punto a favore della linea difensiva, che ha sempre proclamato l’estraneità della sua assistita. Al contrario, si aggrava la posizione dell’altro indagato per favoreggiamento, Luca Franciosi, la cui situazione richiederà ulteriori verifiche.
