Le donne della Gallura e le discriminazioni sul lavoro.
Le donne che vivono in Gallura continuano a subire pesanti discriminazioni sul lavoro, nonostante la crescita del turismo. Ma questo otto marzo è stato un giorno di lotta per le lavoratrici, che con i sindacati Filcams CGIL e FLC CGIL, sono arrivate davanti ai palazzi del potere, a Sassari. In occasione dello sciopero nazionale dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, le segreterie di Gallura e Sassari hanno animato un presidio davanti alla Prefettura.
Il problema del lavoro delle donne in Gallura.
Al centro della mobilitazione non vi sono state celebrazioni formali, ma l’urgenza di affrontare i nodi strutturali che soffocano l’occupazione femminile in un territorio dove il dinamismo economico sembra procedere a due velocità. Una delegazione sindacale è stata ricevuta dai rappresentanti del Governo per consegnare un documento che fotografa senza sconti le criticità del mercato del lavoro locale per i lavoratori, ma ancora di più per le lavoratrici.
In una Gallura che vive di turismo e servizi, capace di superare gli 80 mila addetti nei picchi stagionali, le donne restano l’anello debole della catena. La denuncia della CGIL si concentra sulla precarietà endemica, alimentata da contratti a termine e da un ricorso massiccio al part-time involontario. Questa situazione, secondo i sindacati della Gallura, impediscono una reale autonomia finanziaria per le donne e condannano molte lavoratrici a una cronica instabilità. Secondo gli ultimi dati l’occupazione femminile in Sardegna raggiunge appena il 50%, una dato poco sotto la media nazionale e inferiore di quindici punti quella europea.
Il diritto alla casa.
A questo si somma il paradosso di un territorio ricco che però espelle i propri lavoratori dal mercato abitativo. La pressione del turismo e delle seconde case ha reso il diritto alla casa un miraggio, colpendo duramente chi garantisce il funzionamento dei servizi stagionali.
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Violenza economica e diritti cancellati dal Governo.
Il confronto istituzionale ha toccato anche i temi della violenza economica e della carenza di servizi. Secondo il sindacato, il carico della cura familiare grava ancora quasi interamente sulle spalle femminili. Complice di ciò una rete di asili e assistenza alla non autosufficienza del tutto insufficiente.
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La critica si è poi spostata sul piano nazionale, dove le politiche attuali vengono lette come un arretramento sul fronte dei diritti. La bocciatura del congedo paritario e la proposta di cancellazione della figura della Consigliera di Parità sono state definite come un vero e proprio schiaffo alle donne, un indebolimento dei presidi che dovrebbero tutelare contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro.
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La giornata di lotta si è conclusa con la richiesta di un tavolo di confronto permanente tra istituzioni, sindacati e imprese. L’obiettivo dichiarato dal segretario Generale della CGIL Gallura, Danilo Deiana, è quello di scardinare il modello attuale per puntare su stabilità contrattuale, salari dignitosi e un deciso contrasto al lavoro irregolare. In uno dei motori economici della Sardegna, la mobilitazione di oggi ha ribadito che non può esserci vero sviluppo senza una piena parità e senza che il lavoro torni a essere, per ogni donna, un autentico strumento di emancipazione e libertà.
