L’artista Irene Recino si racconta.
Non ci sono spazi morti nei lavori di Irene Recino: nel tratto, prevale la grafica scrupolosa o vince l’artista delle intuizioni? Nelle sue creazioni ( siano esse carta, metallo, vetro, legno e persino plastica) vien fuori un’intransigenza artigiana, una voglia di superare i propri limiti che la fa avanzare quasi senza accorgersene.
Può trattarsi di uno scorcio della vecchia Olbia, di una serie di medaglioni dedicati ai grandi della città, o di un prezioso reperto punico ridisegnato e poi ripensato a modo suo. Accuratezza e insieme modestia: quasi un binomio blasfemo, in un’artista che galleggia fra le emozioni. Eppure: “Ho sempre avuto questa passione, già nella mia infanzia fra Sorso e Sassari poi la scelta decisiva è avvenuta dopo la maturità“, ha dichiarato.
Ovvero? “Lo Ied, Istituto Europeo di Design che ho frequentato a Cagliari. Una scuola dura, implacabile, che però mi ha insegnato l’esattezza del tratto, l’importanza del colore, l’umiltà del confronto, l’ispirazione dei maestri . Se volessi scegliere un “modello”, direi senza un dubbio l’americano Norman Rockwell”, dichiara Irene.
Questo a Cagliari. Poi è arrivata Olbia. “Olbia è arrivata vent’anni fa. Ero un’ospite, una sconosciuta in una città che non mi apparteneva: per questo ho voluto studiarne con attenzione la Storia, l’archeologia, i dettagli piu’ nascosti. Dettagli che possono sembrare superflui: non lo sono per me che interpreto il tratto come creazione matura. Così sono nate le mie interpretazioni di Atte, l’amante di Nerona esiliata qui a Terranova. Poi Elena, la giudichessa di Gallura destinata a sposare un Visconti, e ancora Iolao, mitologico fondatore, ed Ercole..“
Titoli molto seriosi, per non dire classici, per le sue esposizioni. Perchè? “Vengono fuori dai momenti in cui queste mostre sono state realizzate: Abitare il tempo, Epistolario olbiese che è diventato un libro fatto insieme a Fabrizio Derosas, e ora “Impronte fra segno e memoria” fra acquerelli e chine, dove lavoro fra carta e tela, e dove compaiono anche delle mie cartoline. Questo proprio per ridare la dignità che merita alla carta, offrire una sintesi degli scorci di Olbia che mi hanno maggiormente colpita“.
Il sogno nel cassetto? “Non ho un’ambizione particolare, mi considero soddisfatta dei miei progressi, se ci sono. Certo, aumentano gli estimatori, aumentano le richieste di ritratti. Forse, non mi spiacerebbe una mostra che mi permetta, oggi, di uscire dai confini olbiesi“, svela l’artista.
I libri da comodino di Irene Recino? “Divoro con attenzione i volumi di Riccardo Falcinelli, forse al momento il miglior grafic designer italiano. Fra i sardi, quando il tempo me lo consente, “Le bacchette di Lula” di Albino Bernardini “, conclude.
