Cosa è emerso sul delitto di Cinzia Pinna
Prima di confessare il delitto di Cinzia Pinna, Ragnedda ha messo in atto una serie di depistaggi e fornito versioni contrastanti nel tentativo di allontanare i sospetti da sé. Inizialmente si è infiltrato tra i soccorritori dichiarando di aver visto la vittima a Palau in condizioni precarie e bisognosa di un’ambulanza, offrendo persino la propria tenuta per i controlli.
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Successivamente, pressato dagli inquirenti, ha cambiato versione affermando di averle dato un semplice passaggio in hotel, per poi ritrattare ancora e ammettere che erano andati insieme nella sua azienda agricola a Conca Entosa.
In questo scenario l’ha descritta come delirante e aggressiva, sostenendo che dopo una notte di eccessi a base di vino e cocaina l’aveva trovata già morta sul pavimento, arrivando a incolpare ingiustamente l’amico Luca Franciosi di aver fatto sparire il corpo in mare a Porto Cervo. Solo alla fine è crollato ammettendo l’omicidio, giustificandolo come una reazione a un’aggressione con un coltello e indicando il punto esatto in cui aveva nascosto il cadavere.
La vicenda dall’inizio.
La vicenda ha inizio la notte dell’11 settembre 2025, quando di Cinzia Pinna si perdono le tracce. Subito dopo la denuncia della famiglia ai carabinieri di Castelsardo, scattano le ricerche della 33enne, alle quali partecipa attivamente lo stesso Ragnedda. Il 20 settembre, quattro giorni prima del crollo definitivo, l’uomo si avvicina a volontari e forze dell’ordine chiedendo aggiornamenti e qualificandosi come il proprietario del terreno di Conca Entosa, non lontano dalle operazioni in corso, mostrando una finta collaborazione che porta persino a un primo sopralluogo per pianificare le ispezioni nella sua proprietà di oltre 70 ettari.
Come è stato fregato.
Il nervosismo crescente dell’uomo spinge però i militari a incalzarlo, facendo crollare il muro di bugie e portando alla luce la verità. Il 24 settembre Ragnedda scagiona l’amico e la compagna di quest’ultimo, Rosa Maria Elvo, confessando di aver sparato tre colpi di pistola al viso della donna e di aver fatto tutto da solo. L’assassino accompagna infine gli investigatori nel punto più remoto della sua tenuta, indicando un albero dove il corpo di Cinzia Pinna era rimasto nascosto per dodici giorni, occultato sotto i rovi e la fitta vegetazione.
Il delitto di Cinzia Pinna.
A otto mesi dal fatto è ancora tanta la rabbia in tutta la Sardegna per la tragica fine di Cinzia Pinna. Il delitto è stato molto efferato e nell’Isola è ancora forte l’indignazione per l’uccisione di una giovane donna in un contesto dove purtroppo i femminicidi sono ancora una triste realtà. L’anno prima, nel 2024, sono state otto le donne uccise in Sardegna, molte delle quali per mano del proprio partner. In questo contesto si inserisce il delitto della 33enne di Castelsardo, uccisa per mano di un uomo.
Femminicidi in Italia.
Anche nel 2026 in Italia prosegue la scia delle donne uccise barbaramente per mano di chi diceva di amarle o da parte di chi le conosceva, seppur con un trend in calo continuo (- 36,84% nel primo quadrimestre rispetto al 2025), grazie alle recenti riforme contro le violenze di genere, come l’introduzione del reato autonomo di femminicidio a novembre 2025. Da gennaio a oggi sono almeno 12 le donne uccise per mano di partner ed ex. Venti i delitti che hanno coinvolto donne, quasi la totalità dei casi compiuti da un famigliare.
