Il parco dell’ex Artiglieria si farà: il Comune di Olbia la riscatta per 18 euro

parco olbia

Nuova vita per il parco dell’ex Artiglieria di Olbia.

Il sogno del parco nella vasta area dell’ex Artiglieria di Olbia si realizza. Dopo un complesso iter burocratico durato ben 9 anni, il parco entra ufficialmente a far parte del patrimonio del Comune di Olbia, che la acquisterà dalla Regione a 18 euro. Una cifra simbolica che permetterà all’amministrazione comunale di acquisirla a una cifra modica per trasformare il luogo in un polmone verde di dieci ettari, che oggi versa in uno stato di incuria e non è accessibile agli olbiesi.

L’obiettivo.

L’obiettivo della giunta guidata dal sindaco Settimo Nizzi è trasformarlo nel secondo grande polmone verde della città dopo il parco Fausto Noce. Si tratta infatti della seconda area verde più grande, poiché in città stanno nascendo diversi parchi ma non raggiungono la grandezza della bellissima area verde che sorge tra via D’Annunzio e Galvani.

Il parco e il recupero.

L’ex Artiglieria però non sarà solo un parco urbano, ma ci saranno dei progetti che renderanno quest’area verde non solo in un luogo di svago. Ci saranno infatti tante attività che lo renderanno un luogo di avventura e di cultura. Insieme all’area verde, il Comune ha acquisito anche i capannoni militari del complesso. Tutti tranne alcune strutture della Soprintendenza e altre due ristrutturate dal Ministero della Cultura che saranno uno spazio polifunzionale e museale sulla storia cittadina. Alcuni capannoni saranno infatti ristrutturati, mentre altri verranno demoliti per fare spazio alla ferrovia per l’aeroporto di Olbia, che sta realizzando un nuovo ponte sull’attraversamento del Seligheddu e un cavalcaferrovia destinato a eliminare il passaggio a livello di via Portogallo.

Le navi romane.

Non è ancora noto il destino dei resti delle navi romane, rinvenuti durante gli scavi per il tunnel cittadino e custoditi dalla Soprintendenza. Dopo aver rischiato la distruzione nell’alluvione del 2013, erano stati spostati all’aperto sei anni fa per consentire i lavori al capannone, poi rimasti incompiuti. Purtroppo hanno subìto dei danni come rivelò un’inchiesta giornalistica e nonostante la Soprintendenza avesse in seguito rimpiazzato i vecchi contenitori con casse in vetroresina e teli adeguati, l’effettivo stato di conservazione e la recuperabilità dei reperti rimangono ancora incerti.

Condividi l'articolo