Le indagini sull’omicidio di Cinzia Pinna.
Non convincono gli inquirenti le spiegazioni di Emanuele Ragnedda sulla morte di Cinzia Pinna, uccisa la notte dell’11 settembre all’interno del suo casolare a Conca Entosa, tra Arzachena e Palau. Ragnedda ha parlato di un presunto comportamento minaccioso della vittima e di un gesto difensivo, supportato dal padre, ma le dichiarazioni non trovano riscontro nei rilievi e nell’autopsia.
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Gli esami hanno evidenziato che i tre colpi esplosi hanno raggiunto la donna al volto con precisione, incompatibile con uno scenario concitato, suggerendo che la vittima fosse ferma al momento dell’aggressione. Proseguono ulteriori sopralluoghi per chiarire la dinamica del delitto.
Per questa settimana è previsto anche l’interrogatorio di Luca Franciosi, ventiseienne lombardo indicato da Ragnedda come complice nell’occultamento del corpo e degli effetti personali della vittima. Franciosi, insieme a Rosa Maria Elvo, è accusato di favoreggiamento e da tempo aveva richiesto di essere sentito dagli inquirenti.
Udienza saltata.
Oggi, 15 ottobre, è saltata l’udienza al Tribunale del Riesame di Sassari per l’istanza di scarcerazione per Emanuele Ragnedda, richiesta dal difensore, poiché il legale del 41enne ha ritirato la richiesta in accordo con l’indagato. L’imprenditore dunque resta in carcere e le indagini si stanno occupando di ricostruire il movente del delito.
La prossima settimana il medico legale Salvatore Lorenzoni esaminerà lo stazzo di Conca Entosa. L’obiettivo è incrociare i dati sulla traiettoria e la distanza degli spari con gli esiti autoptici. Ciò servirà a chiarire i numerosi dubbi che ancora avvolgono la versione di Ragnedda. Attualmente è infatti emerso che Cinzia Pinna fosse seduta o distesa al momento dell’omicidio.
