Omicidio di Cinzia Pinna, dubbi sulla legittima difesa del 41enne

Cinzia Pinna

Cosa si sa a un mese dall’omicidio di Cinzia Pinna.

E se Emanuele Ragnedda non si fosse difeso da Cinzia Pinna? Troppo vicini i colpi di arma da fuoco esplosi sul volto della 33enne di Castelsardo, uccisa nella tenuta del 41enne tra l’11 e il 12 settembre 2025. A un mese dalla morte della giovane i risultati dell’autopsia e gli accertamenti radiologici sul corpo della vittima emergono dei dettagli che potrebbero capovolgere la difesa dell’imprenditore, basata sulla legittima difesa.

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Un omicidio molto simile a una esecuzione o un atto di violenza non scaturito da una lite. Intanto gli oggetti della giovane non si trovano. Mancano all’appello pantaloni e il telefono della vittima. Domani, 13 ottobre, il Ris tornerà nella villa degli orrori a caccia di altri elementi per ricostruire tutto lo scenario in cui è maturato il delitto, compreso chi ha aiutato Ragnedda a sbarazzarsi delle prove. Gli inquirenti stanno cercando di dare un movente al femminicidio di Pinna.

Le ipotesi ancora al vaglio restano quelle di un delitto a sfondo sessuale (vista la mancanza dei pantaloni) o scaturito dal rifiuto dell’assassino reo confesso da parte della vittima. Riguardo a questo dettaglio, Ragnedda aveva dichiarato che si erano sfilati quando ha trascinato il corpo della 33enne. Tuttavia, non emergono segni di trascinamento. Dall’autopsia non sono emersi nemmeno lesioni tipiche da aggressione sessuale. Il movente del delitto dunque resta ancora un giallo.

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