Le multe per il lavoro nero in Gallura e nel Sassarese.
In Gallura l’inizio dell’anno ha segnato un’impennata dei flussi turistici. L’afflusso di visitatori, sia italiani che stranieri, ha coinvolto in maniera capillare strutture ricettive e attività di ristorazione, facendo registrare un aumento rilevante delle presenze nella provincia di Sassari. Un fenomeno che, se da un lato ha portato nuova linfa al comparto economico locale, dall’altro ha acceso i riflettori su alcune criticità legate al rispetto delle norme sul lavoro.
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I controlli della Guardia di Finanza di Sassari.
È proprio in questo scenario di intensa attività economica che, nei primi quattro mesi del 2025, si sono concentrati i controlli dei militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Sassari, focalizzati in particolare sul settore della ristorazione. Le verifiche, indirizzate al contrasto del lavoro irregolare, hanno portato alla luce una realtà meno virtuosa di quanto il dinamismo turistico possa far intuire.
Le ispezioni, condotte in 44 esercizi commerciali distribuiti sul territorio provinciale, hanno rivelato una situazione a due velocità: se 27 imprese sono risultate pienamente in regola, ben 17 sono state invece colte in fallo, impiegando manodopera non dichiarata. In totale, sono stati individuati 30 lavoratori in nero, elemento che mette in evidenza una tendenza ancora radicata in alcune realtà economiche locali.
Tra i casi emersi, uno in particolare ha suscitato maggiore attenzione. Un ristorante situato in Gallura è risultato impiegare ben nove lavoratori irregolari, configurandosi come il caso più grave registrato nel periodo in esame. Una situazione che ha fatto emergere con chiarezza la necessità di una vigilanza continua e capillare, soprattutto in un settore in cui la stagionalità e la pressione della domanda possono indurre a scorciatoie pericolose e penalizzanti.
La maggior parte dei lavoratori sono italiani.
La composizione della forza lavoro scoperta durante i controlli è risultata variegata. La maggior parte dei dipendenti irregolari era di nazionalità italiana, ma non sono mancati lavoratori provenienti dall’estero, in particolare da Germania, Romania, Marocco, Mauritius ed Egitto. Una fotografia che testimonia come il fenomeno del lavoro sommerso non abbia confini nazionali, ma coinvolga anche chi arriva da lontano in cerca di opportunità.
Nei confronti dei datori di lavoro responsabili delle irregolarità è stata applicata la cosiddetta “maxisanzione“, che prevede importi compresi tra 1.950 e 11.700 euro per ogni dipendente impiegato senza contratto regolare. Le sanzioni complessive irrogate hanno superato i 58.000 euro, a testimonianza della gravità e della diffusione del fenomeno. In quattro casi, inoltre, è stata proposta la sospensione dell’attività imprenditoriale, misura che scatta automaticamente quando il personale irregolare supera il 10% del totale presente nel luogo di lavoro.
