“Ho rischiato la stessa fine di Cinzia Pinna”: la madre di Ragnedda denuncia il marito

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Nicolina Giagheddu, madre di Emanuele Ragnedda, racconta oltre trent’anni di presunte violenze, minacce e persecuzioni

“Mio figlio uccise Cinzia, ho rischiato la stessa fine denunciando mio marito”, così su Repubblica Nicolina Giagheddu, madre di Emanuele Ragnedda. Lui è in carcere per l’omicidio di Cinzia Pinna, lei temeva di fare la stessa fine per mano del marito. Al centro del racconto della donna ci sarebbe soprattutto la denuncia presentata nei confronti del marito Mario Ragnedda e una storia familiare che, secondo quanto riferito dalla stessa Giagheddu, sarebbe stata segnata per decenni da violenze e minacce.

La denuncia per le minacce

Giagheddu avrebbe raccontato di essere stata picchiata per oltre trent’anni, di essere stata rinchiusa in casa, umiliata e minacciata di morte. Tra gli episodi riferiti nell’intervista ci sarebbe anche quello di una pistola che il marito avrebbe tenuto in casa, con il caricatore inserito, e che secondo il suo racconto le sarebbe stata puntata contro più volte. La donna avrebbe inoltre riferito di un episodio nel quale l’uomo avrebbe cercato di buttarla giù da un terrazzo. La separazione sarebbe arrivata nell’ottobre del 2025. Giagheddu avrebbe lasciato la casa coniugale e interrotto i rapporti con l’ex marito. Nonostante questo, secondo il suo racconto, l’uomo avrebbe continuato a perseguitarla, arrivando ad appostarsi sotto la sua nuova abitazione. È in questo contesto che la donna avrebbe deciso di presentare la denuncia. “La tragedia di quella giovane ha dato anche a me il coraggio di ribellarmi”, racconta a Repubblica. Spiega di aver trovato nella morte di Cinzia Pinna la forza per rompere il silenzio su quanto avrebbe subito negli anni.

I dubbi sul delito

Ma nell’intervista emergerebbe anche un altro elemento, molto più delicato, legato proprio alla morte della giovane. Giagheddu avrebbe riferito di aver inserito nella denuncia alcuni passaggi relativi alla presenza di Mario Ragnedda a Conca Entosa dopo l’omicidio di Cinzia Pinna. In particolare, la donna sostiene che il giorno successivo alla morte della giovane l’ex marito sarebbe stato a Conca Entosa e le avrebbe detto di dover “seppellire una gatta randagia“. Una frase che, alla luce di quanto successivamente emerso sul delitto, avrebbe alimentato i suoi dubbi. Da qui nascerebbe il sospetto espresso dalla donna nella denuncia. Giagheddu assicura di aver chiesto di essere ascoltata dalla Procura. Nel frattempo annuncia di voler vendere la proprietà di Conca Entosa e risarcire la famiglia di Cinzia Pinna.

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