Migranti, da una settimana a Olbia: come vivono e quale sarà il loro futuro

migranti all'hotel savoia olbia

Nell’ex hotel Savoia i 37 migranti arrivati dall’Eritrea.

Una presenza silenziosa. Molto meno in vista di quello che forse ci si aspettava. Molto più discreta del rumore che hanno fatto le polemiche dopo il loro arrivo. Da ormai una settimana 37 migranti vivono nelle stanze di quello che fu l’hotel Savoia di zona aeroporto a Olbia.

Sono 18 adulti, tra cui 4 donne incinta, e 19 minori, che conducono una vita che sembra apparentemente normale. Per quanto possa essere normale, va detto, ritrovarsi a vivere di punto in bianco in una nazione che non è la tua, in una città diversa dalla tua, sotto gli sguardi incuriositi e sospetti dei residenti che gli hanno accolti. E dopo un viaggio della speranza durato giorni e di cui, ovviamente, si conoscono solo i contorni della cronaca.

Vengono dall’Eritrea i 37 migranti, in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla disperazione.Tra loro ci sono anche 7 bambini. Il più grande del gruppo ha 33 anni, il più piccolo quasi 2 anni. Nei locali dell’ex albergo, chiuso e sotto la curatela del Tribunale di Tempio, hanno trovato un barlume di tranquillità. Non è facile entrare in contatto con loro, arretrati volontariamente dietro il cancello che separa l’edificio dalla strada. E non è facile conoscere i dettagli di questa convivenza.

Quello che si sa sono poche notizie, filtrate fino ad ora con grossa misura. Mangiano in un’area comune al piano terra dell’hotel. I pasti sono tre al giorno. La colazione viene preparata direttamente sul posto, mentre il pranzo e la cena arrivano, al momento, con un servizio di catering, da Sassari, in attesa che possano entrare in funzione le vecchie cucine della struttura ricettiva.

I soldi a loro destinati dal programma di accoglienza, pagati dallo Stato italiano e in parte dall’Unione europea, e cioè i famosi 35 euro al giorno, servono quasi tutti a coprire le spese di vitto e alloggio. Quindi, non finiscono nelle loro tasche. Quello che i migranti ricevono veramente è, invece, un pocket money di circa 80 euro al mese, per comprare i cosiddetti beni superflui.

Ma quella che al momento è una comunità così silenziosa da sembrare praticamente invisibile, nei prossimi mesi potrebbe essere oggetto di un vero piano di inserimento. “Sono venuti e qui vogliono restare a vivere”, aveva spiegato il sindaco Settimo Nizzi, delineando i contorni dell’arrivo dei migranti, una settimana fa. E, quindi, come previsto a livello nazionale, anche a Olbia dovranno essere attivati dei progetti di integrazione e di formazione, che possano permettere agli adulti anche la ricerca di un impiego.

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