Monte Pino, la fine di un lungo dolore: storia e rinascita della strada che segnò la Gallura

Strada monte pino

La tragica storia del ponte di Monte Pino.

Oggi, 7 agosto, dopo 13 anni si conclude una delle storie più travagliate per la viabilità della Gallura. L’inaugurazione della Strada Provinciale 38 Bis “di Monte Pino”, che collega Olbia e l’alta Gallura fino a Tempio Pausania, rappresenta una delle vicende più dolorose e difficili. La lunga odissea ha origine il 18 novembre 2013, una data che per la Sardegna è ormai indelebile, ma ancor più per la Gallura, a causa del lungo elenco di morti che ha lasciato il ciclone Cleopatra sul territorio. Proprio su quella strada erano scomparse tre persone: Bruno Fiore, la moglie Sebastiana Brundu e la consuocera Maria Loriga, mentre una quarta persona rimase ferita. Anche se sono passati anni da quella disgrazia, le ferite non si sono chiuse per l’arteria che collega l’entroterra gallurese: quella strada era rimasta incompiuta per anni a causa di lungaggini burocratiche.

Il ciclone Cleopatra.

L’onda distruttiva arrivò quel 18 novembre di 13 anni fa, che inghiottì l’arteria causando il crollo improvviso di un tratto del manto stradale, aprendo una profonda voragine nell’oscurità. Il Ciclone Cleopatra cancellò la strada provinciale 38 bis – conosciuta come il Ponte di Monte Pino – e tre vite umane. Solo la strage del viadotto Polcevera del 2018 – noto come Ponte Morandi – a Genova, superò questa tragedia a causa del più alto bilancio di morti.

Il calvario burocratico.


È come se quella tragedia avesse scritto una maledizione su quella strada. Da quella tragedia è iniziato un lungo e complesso calvario durato quasi tredici anni. Sul fronte giudiziario, le indagini e i processi hanno accertato che il disastro non fu legato unicamente all’eccezionalità dell’evento atmosferico, ma anche a carenze nella manutenzione e nella gestione delle opere idrauliche, portando nel tempo a condanne per omicidio colposo plurimo e disastro colposo nei confronti di vari tecnici e dirigenti provinciali.

Parallelamente si è sviluppata una snervante odissea burocratica per il ripristino dell’arteria. Tra passaggi di competenza tra enti locali e Anas, contenziosi, perizie, fallimenti e rescissioni contrattuali con le imprese appaltatrici, i cantieri sono rimasti bloccati per anni. La chiusura forzata della strada ha spezzato il collegamento diretto tra la costa e i comuni dell’interno, causando enormi disagi quotidiani a pendolari, studenti e mezzi di soccorso, costretti a percorrere deviazioni lunghe e tortuose.

La svolta.

La svolta è arrivata solo negli ultimi anni, quando la Regione Sardegna e Anas hanno sbloccato l’iter unificando i lotti e riprogettando l’opera per un valore complessivo di circa 18 milioni di euro. I lavori hanno riguardato la ricostruzione e la messa in sicurezza di oltre cinque chilometri di tracciato, la realizzazione di un nuovo viadotto, l’installazione di diciotto tombini idraulici ad alto flusso, il rinforzo della scarpata e la stesura di nuove barriere e pavimentazione. La vicenda si è conclusa con la rimozione dei cancelli del cantiere e il taglio del nastro il 7 agosto 2026, restituendo alla comunità un’infrastruttura fondamentale e rendendo al contempo omaggio alla memoria delle vittime dell’alluvione.

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