Nord Sardegna, il prezzo del latte mette in ginocchio i pastori galluresi

Il prezzo del latte non permette ai pastori di coprire i costi di produzione.

Coldiretti Nord Sardegna denuncia diverse problematiche interessano il territorio. Tra queste c’è, senza dubbio, la crisi che i pastori devono affrontare sul prezzo del latte che non copre i costi di produzione.

I pastori sono sul lastrico e pagano colpe, incapacità e speculazioni altrui. Il prezzo del latte a 50 centesimi al litro non copre i costi di produzione e rischia di mandare gambe all’aria l’intero settore. La Coldiretti ha denunciato a più riprese questa situazione chiedendo al mondo della trasformazione i dati di produzione, presupposto indispensabile per un seria programmazione.

Invece, nonostante il prezzo del Pecorino romano avesse raggiunto quote record, si è assistito alle solite speculazioni con le conseguenti fluttuazioni del prezzo. E il pastore, accusato ingiustamente lo scorso anno di produrre troppo latte, è rimasto l’unico a pagare questa crisi, la peggiore degli ultimi 35 anni, che rischia di comportare la chiudere gli ovili.

La Coldiretti ha costruito collaborazioni e progetti propositivi per poter dare un segnale ai pastori e al mercato. Il primo è l’accordo con la Biraghi, la più importante azienda di trasformazione casearia del Piemonte, leader in Italia nella produzione e commercializzazione di formaggi e prodotti caseari, che sta acquistando dalla Cooperative degli Allevatori Sulcitani il Pecorino Romano a un prezzo etico di 6,20 euro al kg (il prezzo in piazza oggi è sotto i cinque euro). Un patto di filiera che garantisce un dignitoso prezzo di remunerazione anche ai pastori. Si trova già in commercio il formaggio grattugiato Biraghi che riporta l’etichetta: Prodotto solidale; questo pecorino paga il giusto prezzo ai pastori.

L’altra iniziativa è quella del Giro d’Italia del Pecorino, in cui si sono coinvolti tutti i Comuni sardi per l’acquisto di tre forme di Pecorino romano, sempre al prezzo etico di 6,20 euro al kg. Ma per uscire da questo stato di crisi serve l’intervento della Regione e lo sblocco dei 14 milioni approvati sotto la spinta della manifestazione del 1 febbraio, nella legge di stabilità 2017 per il settore ovicaprino.

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