Omicidio Marco Pusceddu, la ricostruzione del delitto di Buddusò

Omicidio a Buddusò, chi era il soccorritore Marco Pusceddu

La ricostruzione dell’omicidio di Marco Pusceddu a Buddusò.

È arrivata dopo oltre un anno la svolta nell’inchiesta sull’omicidio di Marco Pusceddu, il soccorritore del 118 originario di Portoscuso ucciso a Buddusò nell’agosto 2025. All’alba di oggi, 8 settembre, i carabinieri hanno arrestato quattro persone tra Iglesias, Nuxis e Carbonia, eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Sassari su richiesta della Procura.

La vicenda risale alla notte del 7 agosto 2025. Pusceddu, 51 anni, si trovava nella sede dell’associazione Intervol, dove prestava servizio come soccorritore. Un uomo si presentò davanti alla struttura, lo chiamò per nome e, quando la vittima comparve sull’uscio, esplose diversi colpi di pistola. Quattro proiettili raggiunsero Pusceddu tra il collo e il petto, provocandone la morte. Il killer, che avrebbe agito a volto scoperto e con il cappuccio della felpa sulla testa, si allontanò poi facendo perdere le proprie tracce.

Fin dalle prime ore gli investigatori ipotizzarono un’esecuzione mirata. Le immagini delle telecamere, i tabulati telefonici e gli accertamenti sul passato della vittima portarono progressivamente l’attenzione verso il Sulcis. Un elemento importante dell’indagine è rappresentato da una precedente aggressione avvenuta il 28 aprile 2025 a Flumentepido, nel territorio di Carbonia. Pusceddu era stato attirato in una zona isolata con un pretesto e colpito alla testa con una piccozza, riportando gravi lesioni. Secondo la Procura, dietro quell’aggressione e il successivo omicidio ci sarebbero state le stesse persone.

La svolta investigativa è arrivata attraverso l’analisi dei movimenti, dei contatti e dei flussi di denaro. L’ipotesi accusatoria, accolta dal gip nella fase cautelare, è che l’omicidio sia stato commissionato per circa 15mila euro. I presunti mandanti sarebbero l’ex compagna di Pusceddu e un collega del 118, legato sentimentalmente alla donna. I due avrebbero incaricato due presunti esecutori residenti nel Sulcis-Iglesiente. A rafforzare il quadro investigativo sarebbe stato anche il ritrovamento, nel gennaio 2026, di una pistola semiautomatica calibro 7,65 con matricola abrasa. Gli accertamenti balistici hanno collegato l’arma ai colpi sparati contro Pusceddu, mentre le analisi biologiche hanno individuato tracce riconducibili a uno dei presunti sicari.

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