Ospedali e ambulatori della Sardegna, milioni di visite e controlli saltati a causa del coronavirus

L’appello per tornare il prima possibile alla normalità.

I malati no covid devono poter accedere alle visite e alle cure in tempi rapidi. E’ questo, in sintesi, l’appello che lanciano i pensionati di Anap Confartigianato Sardegna, attraverso la loro presidente Regionale, Paola Montis, alla Politica nazionale e regionale.

“Sappiamo come anche qui in Sardegna si stia lavorando tanto per garantire al meglio l’assistenza – afferma la presidente – ma il rischio di un allungamento delle liste di attesa è comunque concreto”.

L’Anap Sardegna, vuole sottolineare come il ritorno a una quasi normalità, la Sanità rischi il collasso, dopo 3 mesi in cui ospedali e ambulatori hanno sospeso tutte le attività, ad eccezione delle cure urgenti e non procrastinabili. Infatti, con la ripresa delle visite specialistiche e screening, gli ospedali sono a rischio di una nuova ondata di pazienti, con malati che necessitano di riprendere controlli e test. In più, ASL e nosocomi stanno riorganizzando le riaperture, tra mille difficoltà e con nuovi percorsi di sicurezza.

“Il problema – sottolinea la Presidente dell’Anap Sardegna – è molto serio e i provvedimenti presi da Regioni e Asl, non sono sufficienti, a nostro avviso, per smaltire l’arretrato”. Tra i pazienti che maggiormente hanno bisogno di riprendere il percorso usuale di follow-up e controlli ci sono i malati oncologici. In questi mesi di emergenza, spesso sono state interrotte chemioterapie e visite dirette. Un grande problema è anche quello degli screening preventivi: il centro di studi Nomisma ha calcolato che entro dicembre sono quasi 4 milioni gli screening oncologici che dovranno essere effettuati per mettersi in pari con gli anni precedenti, a causa del lockdown.

Il discorso non riguarda solo l’Italia. Secondo un’indagine dell’Organizzazione mondiale della sanità condotta in 155 paesi, i servizi di prevenzione e cura delle malattie non trasmissibili hanno subito una grave interruzione da quando è iniziata la pandemia di coronavirus.

I servizi sanitari sono stati parzialmente o completamente interrotti in molti paesi e più della metà (53%) ha interrotto parzialmente o completamente quelli per il trattamento dell’ipertensione; il 49% quelli per il trattamento del diabete e delle sue complicanze; il 42% quelli per il trattamento del cancro e il 31% quelli per le emergenze cardiovascolari. I servizi di riabilitazione sono stati interrotti in quasi due terzi (63%) dei paesi.

“Occorrono, quindi, direttive omogenee e concrete da parte del Ministero della Salute e interventi mirati da parte del Governo – conclude la presidente Montis – misure più strutturali e l’impiego di un maggior numero di medici e operatori sanitari, anche se questi vengono da un periodo particolarmente stressante e ai quali va tutta la nostra riconoscenza”. “I fondi da destinare a questo scopo devono essere la priorità perché la salute dei cittadini viene prima di ogni altra cosa. Non possiamo permetterci che, alle già tanto numerose vittime del Covid-19, si aggiungano quei pazienti che necessitano di visite e cure a cui non viene data una risposta immediata ed efficace”.

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