Spediscono un pacco al figlio in Germania, torna indietro a Olbia e per ritirarlo vogliono 1200 euro

La disavventura di una famiglia.

La spedizione di un pacco. Un gesto banale compiuto di continuo ogni giorno. Una scatola che conteneva tanto affetto e attenzioni per un figlio che si trova all’estero, in Germania, per studiare. Inviato dalla Gallura utilizzando Poste Italiane, ma mai arrivato a destinazione. In mezzo si è messo il coronavirus, il blocco delle frontiere e il delirio delle consegne a domicilio.

Tutto qua? Nemmeno per sogno. Il pacco è tornato indietro a Olbia e ora per ritirarlo ne servono 1203,28 euro. Altrimenti sarà distrutto. Avete letto bene: milleduecentotreeurovirgolaventotto. Quando per spedirlo ne sono accorsi appena 44 euro. Protagonista della disavventura una famiglia di Siniscola, che voleva mandare al figlio lontano del pane carasau, del pecorino ed un maglione ai ferri.

Il pacco non arriva mai a destinazione. Dopo un po’ balla tra Milano e Bologna, per poi tornare nei magazzini di Olbia, con il sovrapprezzo. Quando la famiglia cerca di avere spiegazioni, parlando con l’ufficio clienti, è un concentrato di approssimazione. Dicono che hanno tentato di consegnare il pacco in Germania, ma che il destinatario non c’era.

Riferiscono che nemmeno loro sanno il perchè di un costo così elevato ora. Consigliano di sporgere un reclamo. Ma nel frattempo il pacco resta nel magazzino di Olbia. E se la risposta al reclamo non arriverà in tempo o la famiglia non pagherà la cifra shock per ritirarlo sarà distrutto.

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