La Regione chiede l’intervento del Governo per tutelare l’arcipelago di La Maddalena
È difficile gestire la mole di barche e di incivili che invade l’arcipelago di La Maddalena, la Regione chiede aiuto al Governo. Proprio nelel scorse settimane quelle acque le ha visitate anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Durante tutta l’estate sono migliaia le imbarcazioni che da tutto il nordest della Sardegna raggiungono l’arcipelago. Tra queste ci sono quelle degli amanti del mare ma sono tantissime quelle che provocano danni devastanti.
L’importanza della posidonia
Non solo gli stupidi che si divertono a un rave acquatico in una zona protetta, ma i tanti che danneggiano anche inconsapevolmente la posidonia. Quella che per molti è solo “alga” e “sporca” il mare, mentre in realtà è una pianta che contribuisce a mantenere limpide e cristalline le acque dell’arcipelago. Grazie a lei, e a un microorganismo che ospita, arriva anche il rosa della celebre spiaggia di Budelli. Le ancore la distruggono, creando un danno incalcolabile, e non è oggettivamente semplice tenere tutti sotto controllo.
La Regione parla di oltre 6mila imbarcazioni al giorno e chiede che il Parco possa avere la qualifica di Polizia giudiziaria e che ci siano san zioni pesanti. Perché chi trasgredisce le regole dentro il parco nazionale deve pagare sanzioni irrisorie. La presidente della Regione, Alessandra Todde, e l’assessora all’Ambiente, Rosanna Laconi, hanno scritto una nota formale al Ministero dell’Ambiente.
“L’area interessata cumula tre regimi di tutela distinti – spiegano dalla Regione -: parco nazionale ai sensi della legge n. 394 del 1991; sito della rete Natura 2000 ITB010008 «Arcipelago La Maddalena», designato Zona speciale di conservazione con decreto ministeriale dell’11 gennaio 2022 e contestualmente classificato Zona di protezione speciale; porzione del Santuario Pelagos per i mammiferi marini del Mediterraneo, ratificato con la legge n. 391 del 2001. Ciascun regime genera obblighi autonomi e ciascuno, rileva la Regione, è oggi disatteso per la medesima ragione: l’assenza di un presidio di vigilanza effettivo”.
I danni e le sanzioni
“Nelle settimane di picco estivo la pressione si concentra nelle aree di maggiore fragilità — Caprera, Spargi, Budelli, Santa Maria e le isole a nord e a sud di Mortorio — e agisce lungo tre direttrici: l’ancoraggio su fondali colonizzati dalla posidonia, con sradicamento meccanico e frammentazione delle praterie; il moto ondoso e la velocità eccessiva, che accentuano l’erosione degli arenili; l’aumento della torbidità e gli scarichi non controllati, che riducono l’attività fotosintetica della pianta. Gli stessi fattori incidono sulle popolazioni residue di Pinna nobilis, già in stato critico di conservazione, e sui mammiferi marini che frequentano stabilmente queste acque. Le misure di conservazione vengono disattese quotidianamente e su larga scala senza conseguenze per il trasgressore. Il personale dell’Ente Parco non dispone della qualifica di polizia giudiziaria né di potestà sanzionatoria: può informare e segnalare, non contestare. La vigilanza resta affidata alla Capitaneria di porto e al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, con dotazioni non commensurate all’estensione dell’area”.
“Le sanzioni ordinariamente applicate all’ancoraggio su prateria si attestano su importi di poche decine di euro, percepiti dalla nautica di fascia alta come costo accessorio della navigazione. In Francia, Paese parte del medesimo Accordo Pelagos, le violazioni sono perseguite dinanzi al tribunale marittimo, con sanzioni pecuniarie assai più elevate cui possono aggiungersi il divieto temporaneo di navigazione”.
La presidente Todde e l’assessora Laconi
“Non stiamo chiedendo nuovi divieti: quelli esistenti sono già più che sufficienti, stiamo chiedendo che qualcuno possa farli rispettare”, scrivono nella nota la Presidente Todde e l’assessora Laconi. “Un habitat prioritario europeo non può essere affidato alla buona volontà di chi lo attraversa, e chi lo danneggia non può cavarsela con una sanzione da poche decine di euro. La Sardegna fa la sua parte, ma i poteri di vigilanza e il regime sanzionatorio sono materia statale: su questo chiediamo al Ministro una risposta”.
