Alla scoperta delle tradizioni magiche della Sardegna

Sono molte le tradizioni magiche della Sardegna.

Quando si pensa e quando si visita la Sardegna si resta abbagliati  dalla bellezza delle sue spiagge e del suo mare dal colore inconfondibile. Ma la civiltà sarda ha anche molto altro da offrire: una civiltà che ha  accolto innumerevoli culture e che ha comunque saputo mantenere un’identità propria, autoctona, mai contaminata dalle influenze esterne.

Un’identità, quella della Sardegna, che si basa in primis sul rapporto con la natura e sul  tentativo di indirizzare e dominare le energie della natura attraverso rituali magici.

Proprio così: dietro l’immagine da copertina con spiagge da sogno e acque paradisiache la Sardegna stupisce e sorprende con le sue tradizioni magiche, con il suo ricco patrimonio che include medicina magica naturale e devozione, mondo magico e storia, che racconta di magia,  di amuleti, di  fate e di streghe.E se in passato la magia faceva parte integrante della vita quotidiana ancora oggi persistono espressioni e costumi collegati al mondo dell’occulto.

Magia nera, rituali d’amore, iettature, streghe, amuleti magici e creature notturne, addentriamoci nell’affascinante mondo delle tradizioni magiche della Sardegna.

Gli amuleti.

Secondo la tradizione sarda gli amuleti servivano soprattutto a proteggere i bambini contro il malocchio, ancora oggi si usa regalarli. Tra gli amuleti sardi troviamo  Is Pinnadeddus, dei pezzetti di corallo o giada, fatti indossare ai bambini o nascosti tra le fasce dei neonati per preservarli dal malocchio; i Nudus degli scapolari preparati con delle vere e proprie ricette; l’occhio di Santa Lucia,  l’opercolo di un mollusco marino che ha il potere di contrastare il malocchio e funge anche da protettore contro le malattie degli occhi e in particolare contro la cataratta; la cyprea, una conchiglia di buon auspicio per la fertilità.

A Oristano si usava incastonare numerosi occhi di Santa Lucia in una placca rettangolare d’argento che si posava sul ventre delle gestanti al momento del parto. Si trattava di  un dono obbligato per il battesimo.

Le streghe, le fate e le anime in pena.

Le Janas, i Cogas, le Panas sono creature sovrannaturali originarie dalla cultura sarda pre-cristiana, o forse da uno sciamanesimo delle origini. Molto spesso queste creature volano, a volte hanno tratti vampireschi, altre volte si tratta di anime che non riescono a trovare la pace. Si tratta presenze notturne dimenticate, che in questa terra fomentano riti, leggende e filastrocche, rivelando la loro presenza nel quotidiano odierno, in particolare modo nella realtà agro-pastorale.

Nella magia sarda la figura della strega, che era chiamata bruscia nel capoluogo dell’isola, ha da sempre avuto un ruolo cardine. La strega ha il potere di vedere ciò che gli altri non vedono, di dominare le forze della nature, di essere in contatto con i morti. Ancora oggi si usa definire “strega”, in Sardegna ma non solo, chi ha doti indovine e preveggenti.

La strega era colei che preparava gli intrugli nel calderone, i coga, che servivano per preparare pozioni di amore, successo, fortuna. La leggenda sarda narra che le streghe visitavano i neonati e li mordevano per succhiare il loro sangue. I mussius de coga erano proprio gli ematomi sulla pelle del bambino. Per evitare questa inquietante evenienza si mettevano in atto misure particolari, come la scopa davanti alla porta o, più semplicemente, come la presenza costante di qualcuno nella stanza del neonato.

Le Panas secondo la tradizione sarda sono  le anime delle donne morte di parto che, per per sette anni consecutivi, sciacquano i panni dei loro bimbi  ai ruscelli. Era usanza  lavare un vestitino da neonato per sette anni, o mettere nella bara della donna morta un pezzo di tela, ago e filo, forbici per cucire e un pettine e un ciuffo di capelli del marito da pettinare così da tenere occupato lo spirito tormentato ed evitare di farlo girovagare.

Ma c’è spazio anche per creature benevole come le piccole fate Janas. Si tratta di fate notturne che si nascondono nelle grotte sparse un po’ in tutta la Sardegna. Hanno la  pelle diafana, l’abito rosso, il telaio d’oro e il setaccio d’argento, e sono sicuramente fra gli esseri misteriosi più affascinanti delle tradizioni popolari di tutto il mondo.

Magia nera e magia rossa.

Ma nella tradizione sarda non manca nemmeno la magia nera nella quale, in passato, si impiegavano oggetti o parti di un animale (testa o cuore di gallina) per lanciare malefici. Per la pratica della magia nera era largamente impiegato un fantoccio di pezza, chiamato pipia de tzapulu (bambina di stracci) che rappresentava la vittima del maleficio. Venivano anche usati pezzi di indumenti e ciocche di capelli soprattutto per la magia rossa, considerata la magia dell’amore.

Malocchio e iettatura sono due pratiche che caratterizzano la Sardegna cosi come gran parte del sud italiano. Si tratta di superstizioni che persistono ancora oggi tanto che, assieme ai classici scongiuri, si usa proteggersi con formule di preghiera, chiamate i brébus o con gli amuleti.

Medicina popolare.

Nell’antichità in Sardegna era in uso il geronticidio: quando una persona era in punto di morte, troppo sofferente e malata, si conduceva alla morte stordendola prima con erbe che ne trasfiguravano il volto in un ghigno mefistofelico. Di questa inquietante pratica Omero è stato il primo a parlarne.

Le tradizioni magiche della Sardegna sono cosi interessanti, così spiccate tanto da dedicare loro un museo: il Museo S’Omo ‘e Sa Majarza nel paese di Bidonì, in provincia di Oristano, una sorta di Triora sarda che rivela l’interesse per la stregoneria e i culti misterici.

Il museo delle tradizioni magiche custodisce dei veri tesori compresa una collezione di talismani originali, e compreso l’allestimento dedicato a Julia Carta una strega,  tenuta prigioniera tra il 1596 e il 1606 e torturata presso le carceri dell’Inquisizione di Sassari. 

E’ bene premettere che nel vicino monte Onnariù è stato ritrovato un tempio romano dedicato a Giove che conferma  il fatto che quel monte è rivestito di un’aura sacrale.

La Sardegna dunque non è solo luoghi da sogno, vacanze esclusive e panorami da copertina ma bensì si rivela una terra al confine tra  magia e fede, tra medicina e spiritualità, tra vita e morte, una terra che sicuramente oggi vediamo con luce diversa, una luce che la rende ancora più affascinante.

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