Il racconto in tribunale di Michele Fresi.
Durante l’udienza odierna Michele Fresi ha raccontato un capitolo della sua vita che, a partire da un certo punto, è diventato una totale oscurità per lui. Il suo avvocato gli ha chiesto di parlare degli eventi accaduti la notte del 27 dicembre 2023, ad Arzachena, una data che segna un tragico episodio: il giovane, sotto l’effetto di massicce dosi di acido e cocaina, aveva aggredito e ucciso suo padre Giovanni, prima di colpire un’amica e due carabinieri. Tuttavia, quando si è trattato di raccontare quella notte, Michele ha fatto fatica a ricordare.
L’uso massiccio di Lsd e cocaina.
In un racconto che ha attraversato le sue parole, è emerso che, nel suo tentativo di affrontare il malessere fisico causato dall’assunzione di dieci francobolli di Lsd, Michele aveva cercato sollievo attraverso la cocaina. Ma, anziché ottenere il conforto sperato, il consumo della droga lo aveva portato in un vortice ancora più oscuro, culminato nell’evento che avrebbe cambiato per sempre la sua vita e quella della sua famiglia.
Michele ha dichiarato di essere ancora in fase di ricostruzione.
Solo dopo un certo periodo, qualcuno gli aveva riferito che suo padre non ce l’aveva fatta. Eppure, la sua reazione non lasciava trasparire alcuna consapevolezza del dramma che si era consumato. Un’amnesia ha avvolto il giovane, tanto da non riuscire a collegare la tragedia alla propria persona. In aula, Michele ha dichiarato di essere ancora in fase di ricostruzione di quella notte. Un processo che, forse, non restituirà mai la lucidità perduta, ma che gli offre l’opportunità di affrontare la propria responsabilità, pezzo dopo pezzo.




