“Sul filo del discorso”: a Olbia la celebrazione Grazia Deledda nel centenario del Nobel

Cristina Ricci

Grazia Deledda raccontata da Cristina Ricci.

Una piazza dello Scolastico gremita e un lungo applauso hanno accompagnato la serata conclusiva della quattordicesima edizione di “Sul filo del discorso”, la rassegna letteraria estiva organizzata dal Comune di Olbia, assessorato alla Cultura, e dalla Biblioteca Civica Simpliciana. A chiudere il cartellone è stata “Come la nube sopra il mare“, la pièce scritta da Cristina Ricci e dedicata a Grazia Deledda nel centenario del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura.

Una scelta che ha riportato al centro della serata una delle figure più importanti della cultura sarda, raccontandone la vita e il percorso letterario attraverso tre diverse età della scrittrice. Sul palco tre interpreti hanno dato voce alla giovane Grazia, alla donna ormai affermata e alla scrittrice arrivata al riconoscimento più prestigioso, costruendo un racconto che ha trovato nei monologhi alcuni dei momenti più apprezzati dal pubblico.

Attraverso tre diverse età della scrittrice, la pièce ha affidato il personaggio di Grazia Deledda a Isabella Ferracin, Laura Asara e Vanna Sanciu. Tre interpreti che hanno accompagnato il pubblico nel percorso della scrittrice, dalla giovinezza trascorsa a Nuoro alla maturità, fino al riconoscimento del Premio Nobel.

La Deledda raccontata da Cristina Ricci è innanzitutto una donna che scopre molto presto nella scrittura la propria strada. Una vocazione nata nell’adolescenza e diventata nel tempo lavoro, espressione personale e anche forma di emancipazione in una società nella quale alle donne erano ancora imposti numerosi limiti.

Attraverso le tre interpreti, la pièce segue così il percorso di una donna che non rinuncia alla propria identità mentre costruisce, passo dopo passo, la sua carriera letteraria. Una storia nella quale la Sardegna resta sempre presente, anche quando Deledda lascia Nuoro e si trasferisce a Roma, diventando una scrittrice conosciuta ben oltre i confini dell’Isola.

Particolarmente intenso il momento dedicato al Nobel del 1926. Sul palco la voce della scrittrice restituisce il senso di quel riconoscimento senza mai separarlo dalle sue origini. Ed è sembrato quasi di sentir parlare la stessa Grazia Deledda, orgogliosa del proprio accento, della propria terra e di quell’essere profondamente sarda che non venne mai meno neppure davanti al riconoscimento internazionale.

Accanto alle tre interpreti di Deledda, la rappresentazione ha visto la presenza di Maurizio Stazzu nel ruolo del professore svedese Henrik Schück, oltre agli altri giovani interpreti coinvolti nello spettacolo. Un cast nel quale teatro, memoria e letteratura si sono incontrati, restituendo al pubblico una Deledda raccontata non soltanto come la grande scrittrice del Nobel, ma anche come donna, moglie, madre e autrice capace di conquistare attraverso la scrittura uno spazio di libertà personale.

Alla fine della rappresentazione sono arrivati i grandi applausi per Cristina Ricci e per tutti gli interpreti, con una particolare partecipazione del pubblico nei momenti affidati ai monologhi delle tre “Grazia”. Una risposta che ha accompagnato la chiusura di una rassegna che, durante l’estate, ha alternato narrativa, divulgazione scientifica, teatro, musica e attualità, portando in piazza autori e protagonisti molto diversi tra loro. Con “Come la nube sopra il mare” si chiude così l’edizione estiva di “Sul filo del discorso”, nel segno di Grazia Deledda e della sua voce, quella voce che cento anni dopo il Nobel continua a parlare anche attraverso la Sardegna.

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