Data

Giu 19 - 21 2026

Berchidda: Time in Jazz scalda i motori la prima parte del festival

Si avvicina a grandi passi il via alla trentanovesima edizione di Time in Jazz: presentato lo scorso aprile a Parigi, il festival ideato e diretto da Paolo Fresu entra ora nel vivo dei preparativi in vista della prima tranche in programma dal 19 al 21 giugno Berchidda (Ss), preludio alle nove giornate che dall’8 al 16 agosto coinvolgeranno, insieme al paese alle falde del Limbara, altri quindici centri del nord Sardegna: Alà dei SardiArzachenaBanariBortigiadasBudoniLoiri Porto San PaoloLurasOschiriOlbiaPorto RotondoPuntaldiaSan TeodoroSant’Antonio di GalluraTempio Pausania (l’Agnata), Viddalba.

Sotto il titolo Kind of blue, in omaggio al centenario della nascita di Miles Davis, Time in Jazz numero trentanove propone un programma come sempre ricco e articolato, che intreccia musica, letteratura, arti visive, ambiente, formazione e partecipazione, trasformando piazze, campagne, chiese, pinete e spiagge in un grande teatro diffuso, con oltre settanta eventi e centinaia di artisti provenienti da tutto il mondo.

Se nella sua tranche di agosto il festival si snoderà, come sempre, tra Berchidda e gli altri centri località coinvolti, le tre giornate di gda venerdì 19 a domenica 21 – si svolgeranno interamente nel paese natale di Paolo Fresu, facendo base a Sa colte ‘e su oltiju, il giardino di Sa Casara, ovvero l’ex caseificio che da anni ospita la sede di Time in Jazz. È qui che prenderà forma il primo movimento del festival: un prologo che non anticipa ma già contiene lo spirito dell’intera edizione numero trentanove.

  • Al via venerdì 19

La prima giornata, venerdì 19, si apre alle 19 con Il battito del Jazz, un incontro che vedrà due figure storiche del jazz italiano, Gegè Munari (classe 1934) e Gianni Cazzola (1938), dialogare con il direttore artistico Paolo Fresu; un momento che non guarderà solo alla memoria, ma alla trasmissione: due maestri della batteria racconteranno un’epoca, un modo di stare nella musica, un ritmo che ha attraversato generazioni. Gegè Munari e Gianni Cazzola, portano con sé un patrimonio di storie, aneddoti, esperienze vissute sui palchi e nelle sale di registrazione che hanno segnato decenni di musica. Il loro dialogo con Fresu non sarà un’intervista, ma un intreccio di memorie e visioni, un racconto a più voci della vitalità di un’epoca e la sua eredità nel presente.

In serata, alle 21, il palco accoglierà il trio del chitarrista Peppe Spanu con Antonio Argiolas alla batteria e Angelo Salaris al basso elettrico e ai synth: un progetto strumentale nato dall’incontro fra tre musicisti legati da una forte sintonia musicale e da una comune passione per il linguaggio del rock e del jazz contemporaneo. Le composizioni originali di Spanu costituiscono l’ossatura del repertorio, brani caratterizzati da groove incisivi, grande attenzione al suono e ampi spazi dedicati all’interplay e all’improvvisazione. E, accanto agli originali, spazio anche ad alcune cover rilette in chiave personale, ispirate alla tradizione del rock degli anni ’70.

Alle 22:30 torneranno in scena Gegè Munari Gianni Cazzola, stavolta seduti dietro i loro piatti e tamburi per dare vita a “Seniors”, una produzione originale Insulae Lab (il centro di produzione musicale di Time in Jazz), alla testa di un gruppo di giovani scelti per l’occasione: Cesare Mecca alla tromba, Gabriel Marciano al sax contralto, Attilio Costantino alla chitarra e Davide Di Mascio al contrabbasso. Con proposte musicali fedeli alla linea dei due big, il concerto proporrà arrangiamenti ad hoc per questa formazione e rielaborati durante la residenza artistica.

Decisamente altri suoni e atmosfere nel dopoconcerto che chiuderà la serata inaugurale intorno alla mezzanotte così come le successive: il dj set di Dj Cris, al secolo Cristian Orsini, classe 1973, cofondatore nel 1990 del gruppo rap W.A.R. poi rinominato MAS, degli S.O.S. Machines nel 2004 e, nel 2013, della band Tempi di Cris (due dischi all’attivo). Lungo e di alto profilo l’elenco delle sue collaborazioni sviluppate nel corso degli anni con artisti come Paolo Fresu, il Quartetto Alborada, Gavino Murgia, Roberto Cipelli, Tino Tracanna, Dieter Ilg e Roberto Dani nel progetto “Sansa Quartet”, Luca Aquino, Malam, Menhir, Francesco Piu e Pierpaolo Vacca, tra gli altri.

  • Sabato 20 giugno la seconda giornata

Anche la seconda giornata prenderà il via alle 19 con l’incontro con un altro grande musicista, Antonello Salis, a colloquio con l’amico e collega di sempre Paolo FresuBlu come libertà, questo il titolo scelto per l’appuntamento, culminerà con la consegna del Premio alla Carriera al pianista e fisarmonicista sardo, figura imprescindibile del jazz italiano: un riconoscimento che è anche un abbraccio del festival alla sua storia. Settantasei anni compiuti lo scorso febbraio, Antonello Salis è un artista dalla creatività inesauribile che ha attraversato generi, linguaggi e generazioni con libertà assoluta. Il dialogo con Fresu si annuncia come un viaggio nella sua vita musicale, nei suoi incontri, nelle sue invenzioni: un ritratto vivo, affettuoso, necessario, che l’indomani sera avrà una rappresentazione plastica in un’esibizione in solo di Antonello Salisin sostituzione del previsto concerto del trio di Enrico Pieranunzi.

Via alla musica dal vivo a partire dalle 21. A salire per prima sul palco sarà Casadilego, polistrumentista e interprete sopraffina, una voce e un carisma che rappresentano un unicum nell’attuale panorama musicale italiano. Classe 2003, Casadilego – al secolo Elisa Coclite – ha incantato giudici e pubblico della quattordicesima edizione di X Factor Italia vincendola e confermando il suo talento in una serie esperienze artistiche: ha duettato con Ed Sheeran, ha aperto dal vivo per artisti come Carmen Consoli, Daniele Silvestri, Max Gazzè, Ben Harper, Asaf Avidan, è stata protagonista nel film di Fabio Mollo “My Soul Summer” e co-protagonista della versione italiana di “Lazarus”, l’opera rock di David Bowie, al fianco di Manuel Agnelli e Michela Lucenti. Lo scorso gennaio Casadilego ha firmato il suo primo album, “Silenzio (tutto di me)”, che detta titolo e contenuti del tour che sabato 20 approda a Berchidda, unica tappa in Sardegna.

Alle 22:30 arrivano i Gaia Cuatroensemble nato nel 2003 a Parigi dall’incontro tra due musicisti giapponesi – Aska Kaneko al violino e alla voce, Tomohiro Yahiro alle percussioni – e due argentini: il pianista Natalio Mangalavite e il contrabbassista Carlos Buschini. La musica del quartetto supera i confini del tango e delle tradizioni continentali, fondendo culture diverse in un linguaggio contemporaneo ricco di colori e suggestioni, l’intensità ritmica e poetica della tradizione argentina con l’eleganza e la raffinatezza della sensibilità giapponese. Le loro composizioni, tutte originali, mescolano maturità, spontaneità e grande spazio all’improvvisazione. Cinque gli album all’attivo, due dei quali con Paolo Fresu ospite, proprio come nella serata di sabato 20 giugno a Berchidda. Serata che si chiuderà, come la precedente, con il dj set di Dj Cris, alla consolle a partire dalla mezzanotte circa.

  • Domenica 21 giugno sipario sulla prima tranche del festival

La giornata conclusiva di questo prologo di giugno del trentanovesimo Time in Jazz – domenica 21, solstizio d’estate – si aprirà a mezzogiorno con Mario Ganau e il suo “Miniatures”, altro progetto ospitato dal centro di produzione musicale Insulae Lab. Pianista, compositore, producer e didatta, cinque album all’attivo come leader e co-leader, la sua ricerca estetica si muove nel punto d’incontro tra pianoforte acustico, elettronica e sound design, in un territorio di confine tra improvvisazione libera e composizione, con elementi che appartengono al mondo della musica classica contemporanea, del jazz, della musica d’ambiente e per immagini. Nei suoi progetti Mario Ganau lavora sulla risonanza, sulla fragilità del suono, sul rapporto tra spazio e silenzio, con un approccio che intreccia minimalismo, ambient ed estetiche elettroacustiche contemporanee. Elementi che ritornano anche in Miniatures”, dove l’improvvisazione dialoga con la forma scritta, un frammento nato spontaneamente può diventare un tema, e un’idea composta può aprirsi all’imprevisto.

Alle 19:00, il consueto spazio dedicato agli incontri vede stavolta protagonista proprio il padrone di casa, Paolo Fresu, con la presentazione di “Qualcosa di Miles”, il podcast di RAI Radio 3 che ha scritto con Antonia Tessitore e Daria Corrias, che sarà presente all’appuntamento. Un ritratto parziale e personale del grande trombettista afroamericano che nella sua produzione artistica aveva sempre lo sguardo rivolto al futuro: «Il messaggio artistico ed umano di Miles Davis continua ad essere attuale» sottolinea Fresu: «Raccontare attraverso Davis anche me stesso e il mio apprendistato è un’occasione straordinaria per mettere la musica al centro delle scoperte dimostrando quanto essa sia importante nelle nostre vite.»

Poi, a partire come sempre dalle 21, spazio alla musica dal vivo. Protagonista del primo set della serata Antonello Salis che, come anticipato, sostituirà il concerto inizialmente previsto dell’Enrico Pieranunzi Trio. “Salis Solo”, questo il titolo della sua performance, mette in luce tutta la straordinaria libertà espressiva del musicista sardo di nascita e romano di adozione. Tra pianoforte e fisarmonica, Antonello Salis costruisce un percorso imprevedibile che attraversa composizioni originali, suggestioni jazz, rock e avanguardia, dando ampio spazio all’improvvisazione, cifra distintiva del suo linguaggio artistico. Virtuosismo, energia e creatività si fondono in una performance intensa e coinvolgente, capace di trasformare ogni esibizione in un’esperienza unica e irripetibile.

Alle 22:30 il compito di chiudere la giornata — e questo primo movimento del festival — spetterà alla cantautrice e autrice Ilaria Porceddu e al sassofonista, compositore e producer Emanuele Contis; accompagnati da Nicola Vacca alla batteria e alla chitarra, presentano “Lùmia”, un progetto consegnato alle tracce dell’omonimo album, disponibile proprio dai primi giorni di questo mese di giugno. Sul palco, Ilaria Porceddu ed Emanuele Contis sono il centro creativo e narrativo del concerto: voce, pianoforte, elettronica, sax e strumenti processati convivono in una struttura aperta, in cui la canzone rappresenta il punto di partenza per un lavoro continuo di espansione e trasformazione sonora, tra composizione e destrutturazione, alternando tensione ritmica, sospensione e sottrazione. In questo equilibrio si inserisce Nicola “Ninu” Vacca a sostenere le architetture del duo con una presenza ritmica densa e strutturata e sulla costruzione degli spazi e dei silenzi, ampliando continuamente il respiro del suono collettivo. Il risultato è un concerto immersivo e in continua evoluzione, in cui songwriting, minimalismo contemporaneo, improvvisazione e sensibilità cinematografica convivono senza gerarchie definite.

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