Dopo 40 anni addio al Porto Rotondo, la seconda squadra di Olbia

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Il Porto Rotondo, fondato nel 1986 interrompe l’attività dopo quattro decenni.

Il Porto Rotondo, fondato nel 1986, squadra che per anni è stata considerata la seconda realtà calcistica di Olbia per importanza, ha annunciato la cessazione dell’attività al termine della stagione sportiva 2025-2026.

Si chiude una delle esperienze sportive più longeve della Gallura.

La decisione è stata assunta all’unanimità dal Consiglio direttivo. Alla base della scelta ci sono le crescenti difficoltà economiche e la mancanza di un ricambio generazionale nella dirigenza. Elementi che hanno reso impossibile garantire la prosecuzione dell’attività.

Nel corso della sua storia il Porto Rotondo ha rappresentato un punto di riferimento per il calcio gallurese. La prima storica promozione in Eccellenza arrivò nella stagione 1995-1996. Il club tornò poi nella massima categoria regionale nel campionato 2017-2018, restando stabilmente in Eccellenza per cinque stagioni consecutive.

Negli ultimi tre campionati il Porto Rotondo aveva disputato l’Eccellenza con il San Teodoro dopo la fusione tra i due club.

Negli ultimi tre campionati la società aveva dato vita alla fusione con il San Teodoro, formando il San Teodoro-Porto Rotondo. L’accordo aveva comportato il trasferimento dell’attività sportiva a San Teodoro e l’adozione dei nuovi colori sociali. Mentre a Olbia si era formato un distaccamento locale, con l'”Academy Porto Rotondo”. Nella prima stagione della nuova realtà, guidata in panchina da Simone Marini, la squadra aveva conquistato il quarto posto – con una penalizzazione di 3 punti per via di un disguido burocratico che era costata il terzo posto – nel campionato di Eccellenza.

Le parole del presidente del Porto Rotondo Ezio Etzi.

Nel comunicato con cui è stata annunciata la chiusura, il presidente Ezio Etzi ha ricordato il percorso della società e il significato di questi quarant’anni di attività.

Chiudiamo un ciclo, non una storia. In quattro decenni abbiamo visto centinaia di ragazzi crescere con noi, prima come bambini che rincorrevano un pallone e poi come uomini. Abbiamo festeggiato promozioni, sofferto retrocessioni, ma soprattutto insegnato che la squadra viene prima del singolo“.

Il presidente ha inoltre rivolto un ringraziamento al Comune di Olbia, al Consorzio di Porto Rotondo, agli sponsor, ai volontari, agli allenatori e alle famiglie che hanno sostenuto il club durante la sua lunga attività.

Oltre ai risultati della prima squadra, il Porto Rotondo ha costruito negli anni un importante settore giovanile, conquistando anche due titoli regionali Juniores e ottenendo numerosi successi nelle categorie della scuola calcio.

Le parole dello storico allenatore Simone Marini.

Tra le persone che negli ultimi anni hanno determinato la storia del club, il tecnico Simone Marini. Prima come giocatore, poi come allenatore delle giovanili, poi come allenatore della prima squadra, Marini ha dato alla squadra un’impronta che, sul lato sportivo, ha profondamente segnato il successo della società. La squadra salì dalla Prima Categoria all’Eccellenza sotto la guida del tecnicno – con 12 campionati e circa trecentoventicinque panchine coi biancazzurri: “Sono dispiaciuto e deluso – ha affermato il tecnico, attualmente alla guida del Calangianus -. La squadra è stata un gioiello, a partire dal settore giovanile, che riforniva continuamente la prima squadra di giocatori di ottimo livello, con importanti risultati sportivi guadagnati sul campo. Un gioiello che oggi non esiste più e avrebbe potuto essere gestito diversamente”.

Il ricordo del dirigente Marco Piemonte.

Tra i messaggi più sentiti c’è anche quello dello storico dirigente Marco Piemonte, che ha fatto parte della società negli ultimi dodici anni.

“Ho avuto l’onore di far parte di questa grande famiglia. Si chiude un percorso che ha segnato la mia vita. Sono stati dodici anni di partite vinte e perse, di sacrifici, di spogliatoi, di viaggi e di amicizie che porterò sempre con me”.

Piemonte ha poi ringraziato i presidenti della squadra, ricordando il loro impegno nella guida della società, oltre a dirigenti, allenatori, collaboratori, famiglie e personale di segreteria che hanno contribuito alla crescita del Porto Rotondo.

“Il Porto Rotondo chiude, ma quello che mi ha lasciato resta. Amicizie, ricordi e l’orgoglio di aver fatto parte di questa famiglia”, ha concluso il dirigente.

Un vuoto incolmabile.

Per il Calcio della Gallura si tratta di una grave perdita. Generazioni di sportivi hanno svolto le proprie attività nelle squadre della società. Che puntava sulla valorizzazione dei giovani locali e ha rappresentato un importante trampolino di lancio per numerosi giovani galluresi che si sono affermati nel calcio regionale. E talvolta anche attratto l’attenzione di club di categorie superiori.

Ma oltre ai risultati sportivi e al valore tecnico espresso in quarant’anni di attività, la chiusura del Porto Rotondo Calcio lascia soprattutto un vuoto sul piano sociale. La società ha rappresentato per intere generazioni di giovani olbiesi un punto di riferimento educativo e aggregativo. Un luogo in cui crescere attraverso lo sport, la disciplina, l’amicizia e la socializzazione. In un territorio che per molti anni ha offerto poche alternative di questo livello, il club ha contribuito a formare centinaia di ragazzi, offrendo loro un ambiente sano e valori che andavano ben oltre il calcio. È questo il patrimonio più prezioso che il Porto Rotondo consegna oggi alla storia della comunità locale e al ricordo di tutti coloro che, in campo o fuori, hanno fatto parte di questa lunga avventura.

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