Diabete, in Gallura gli aghi che riducono i rischi di infarti e ictus

In Gallura gli aghi per l’insulina che vanno oltre il diabete

Anche gli aghi rivestono un ruolo fondamentale nella corretta somministrazione dell’insulina per il diabete e in Gallura c’è molta attenzione. È uno strumento indispensabile per ridurre il rischio di patologie tempo-dipendenti. Per questo in Gallura si utilizza il Gold Standard 32G x 4 millimetri che aumenta l’aderenza del paziente al trattamento, riducendo la possibilità di saltare alcune punture per paura del dolore e migliorando le modalità di assunzione dell’insulina.

Giancarlo Tonolo

L’approccio è stato messo nero su bianco in uno studio della Simdo pubblicato sulla rivista internazionale Diabetology con il contribuito del dottor Giancarlo Tonolo, direttore dell’Unità Operativa di Diabetologia della Asl Gallura. L’approfondimento ha trovato spazio anche in diverse testate nazionali. “In Gallura abbiamo circa 10.500 pazienti diabetici, dei quali 1150 di tipo 1 e 1350 del tipo 2 che fanno terapia insulinica intensiva. Ai pazienti presi in carico dalla Asl Gallura prescriviamo questo tipo di ago per diversi motivi. Dobbiamo considerare – sottolinea Tonolo – che non si tratta di una terapia limitata nel tempo ma per tutta la vita. Stiamo parlando di circa 1450 iniezioni in un anno che per un diabetico di tipo 1 sono più di 100mila in tutta la vita”.

La differenza tra aghi

“Con aghi più lunghi si usa la tecnica del “pizzicotto” ma si perde la possibilità di iniettare insulina nelle braccia. Con gli aghi 32G x 4 millimetri si possono ruotare i siti di iniezione, evitando la comparsa di lipodistofie cutanee che possono rendere erratico l’assorbimento dell’insulina». Dalla pubblicazione emerge come l’ago per la penna di insulina non sia semplicemente un ago, ma vada considerato come un elemento fondamentale per la terapia anche in chiave di prevenzione cardiovascolare. Un cattivo compenso metabolico porta allo sviluppo di placche aterosclerotiche nel tempo e aumenta la cardiopatia ischemica”.

“Non solo: chi soffre di neuropatia legata al diabete rischia di avere una cardiopatia ischemica silente, cioè di poter avere un infarto senza sintomatologia e quindi non accorgersene. Ancora: un’ipoglicemia grave attiva il sistema adrenergico, quindi induce un quadro simile a quello che abbiamo dopo una corsa sfrenata. Quindi se il paziente ha una cardiopatia ischemica può sviluppare un infarto perché è come se sostenesse uno sforzo fisico intenso in quel momento. Il controllo ottimale della glicemia e della insulina resistenza riduce questi effetti, ma deve essere costante e prolungato nel tempo”.

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