La polemica sul fine vita in Gallura.
L’associazione Tonino Pascali-Sardegna Radicale ha presentato una diffida formale nei confronti della direzione generale dell’Asl Gallura e un’istanza di vigilanza all’assessorato regionale dell’Igiene e Sanità per sollecitare la nomina della Commissione multidisciplinare permanente prevista dalla normativa regionale sul fine vita.
Al centro della contestazione c’è il mancato completamento dell’organismo tecnico che, secondo quanto previsto dalla legge regionale Sardegna del 18 settembre, numero 26, avrebbe dovuto essere istituito da ciascuna azienda sanitaria entro 15 giorni dall’entrata in vigore della norma. Il termine indicato dalla legge era quindi quello del 3 ottobre 2025, mentre, secondo l’associazione, a oggi sono trascorsi circa 300 giorni senza che la Commissione risulti pienamente operativa presso l’Asl Gallura.
La norma regionale prevede che il gruppo di lavoro sia composto da diverse figure sanitarie specialistiche: un medico palliativista, un neurologo, uno psichiatra, un anestesista-rianimatore, uno psicologo e un infermiere. La Commissione ha il compito di garantire un supporto multidisciplinare nell’ambito delle procedure legate al fine vita.
La vicenda si inserisce anche nel contesto della recente pronuncia della Corte Costituzionale. Il ricorso presentato dal Governo contro alcune parti della legge regionale si è concluso il 24 luglio con la sentenza numero 148/2026, che ha dichiarato illegittime alcune disposizioni specifiche della normativa sarda, tra cui alcune relative ai tempi procedurali e al supporto tecnico-farmacologico. La Consulta, tuttavia, non ha modificato l’articolo 3 della legge, quello che istituisce proprio la Commissione multidisciplinare permanente.
Secondo Sardegna Radicale, quindi, l’obbligo di costituzione dell’organismo resta valido e non possono essere richiamate incertezze normative per giustificare il mancato completamento dell’iter. L’associazione richiama inoltre la risposta fornita dall’Asl Gallura il 29 luglio scorso dopo una richiesta di accesso agli atti presentata il 20 luglio. Nella comunicazione, firmata dal direttore sanitario facente funzioni, l’azienda sanitaria avrebbe spiegato che la procedura non è stata ancora conclusa a causa della “assenza delle professionalità codificate dalla norma”.
Una motivazione che, secondo l’associazione, non chiarirebbe però quali siano le figure mancanti né quali iniziative siano state intraprese per individuare i professionisti necessari. Per questo motivo la diffida chiede all’Asl di fornire indicazioni dettagliate sulle professionalità non ancora reperite e sulla documentazione relativa alle azioni avviate per completare la composizione della Commissione. Parallelamente, l’istanza rivolta alla Regione punta a ottenere un intervento di vigilanza sull’operato dell’azienda sanitaria gallurese. L’associazione chiede inoltre che, qualora la difficoltà sia effettivamente legata alla carenza di alcune competenze specialistiche, vengano valutate soluzioni organizzative come la mobilità interaziendale o accordi con altre aziende sanitarie regionali che abbiano già istituito organismi analoghi.
Per Sardegna Radicale il ritardo rischierebbe di creare una differenza nell’applicazione della legge tra cittadini residenti in territori diversi dell’isola, con conseguenze sull’accesso alle procedure previste dalla normativa. “Dopo la richiesta di accesso agli atti alla Asl Gallura abbiamo agito con una diffida alla Asl e con un’istanza alla Regione Sardegna perché si faccia garante della legge per cui ha lottato”, ha dichiarato Laura Di Napoli.
Sulla stessa linea Valentina Campus ha sottolineato che, secondo l’associazione, il mancato funzionamento della Commissione rappresenterebbe un ostacolo all’applicazione uniforme della normativa regionale. “È un’ingiustizia che la legge regionale sul suicidio assistito, che dovrebbe essere applicata in tutta la Sardegna, resti inapplicata in Gallura”, ha affermato. La richiesta ora passa quindi alla direzione dell’Asl Gallura e all’assessorato regionale competente, chiamati a chiarire le ragioni del ritardo e le eventuali misure previste per completare l’istituzione della Commissione.
