In autunno il rischio della “falsa mazza di tamburo”, un fungo tossico.
Con il bel tempo che ancora interessa gran parte della Sardegna, in particolare la Gallura, dopo le ultime e provvidenziali piogge, l’autunno porta con sé doni della natura molto apprezzati dagli appassionati e non solo: i funghi. Nelle meravigliose e sempreverdi campagne della Gallura, andare in cerca di funghi è un passatempo e, se vogliamo, anche un modo per fare delle belle, lunghe e salutari camminate.
Tuttavia, soprattutto per i meno esperti, dietro questa affascinante passione si nasconde spesso un’insidia che a volte può avere risvolti pericolosi, se non addirittura letali. Spesso ci si imbatte in funghi apparentemente commestibili ma che invece risultano tossici o velenosi.
La falsa mazza di tamburo.
Tra i funghi non commestibili che si possono trovare nelle campagne galluresi c’è la falsa mazza di tamburo (Chlorophyllum molybdites), una specie originaria delle zone tropicali che fino a vent’anni fa non era mai stata segnalata in Italia. Avvistata per la prima volta in Sicilia nel 2005, si è progressivamente diffusa nell’area tirrenica e nelle isole, causando intossicazioni a un numero crescente di persone. Si tratta di un fungo che fruttifica dalla tarda estate al tardo autunno non solo nei boschi, ma anche nei prati urbani, nei parchi, nelle aiuole, nei giardini e nei terreni coltivati, Cresce spesso a file o in grandi cerchi con numerosi esemplari.
Il problema principale risiede nella somiglianza quasi perfetta con la famosissima e ricercata mazza di tamburo commestibile (Macrolepiota procera), caratterizzata dal cappello grande e chiaro molto apprezzato in cucina. La versione “falsa” viene spesso raccolta per errore: chi la consuma finisce in poche ore al pronto soccorso, poiché la specie provoca una sindrome gastrointestinale a breve latenza. I primi sintomi, come forti crampi addominali, nausea, vomito ripetuto e diarrea profusa, a volte accompagnati da sudorazione intensa, possono manifestarsi già da un quarto d’ora fino a un massimo di due ore dopo il pasto.
Per evitare errori e riconoscere il fungo in modo semplice, senza perdersi in tecnicismi, gli addetti ai lavori suggeriscono di osservare alcuni dettagli chiave.
Come riconoscerla.
Prima di tutto bisogna guardare sotto il cappello: nella mazza di tamburo vera le lamelle restano sempre bianche o color crema chiaro (anche da adulte). Nella falsa mazza di tamburo le lamelle, fitte e libere al gambo, cambiano colore con la maturazione virando verso tonalità grigio-verdi o verde salvia. Questo caratteristico colore verde-oliva delle spore è un tratto distintivo fondamentale del genere Chlorophyllum.
Un secondo controllo fondamentale riguarda il gambo. Quello della pianta tossica è completamente liscio, cilindrico e privo di decorazioni, a differenza della vera mazza di tamburo che presenta il tipico disegno a fasce marroni in rilievo disposte a zig-zag, che ricordano la pelle di un serpente. Nel fungo tossico il gambo si presenta chiaro sopra l’anello e brunastro verso la base, dove si ingrossa in un piccolo bulbo, mentre l’anello è ampio, doppio e scorrevole.
La regola fondamentale per chiunque si dedichi alla raccolta in Gallura consiste nel non correre rischi. In presenza di qualsiasi dubbio sui funghi raccolti, il consiglio tassativo degli esperti è quello di evitare il consumo e di far esaminare gratuitamente gli esemplari dagli ispettorati micologici della ASL prima di cucinarli. Un piccolo gesto di prevenzione essenziale per la tutela della salute.
