Aceto, urina e sabbia continuano a circolare come soluzioni sotto l’ombrellone. Sulla Pelagia noctiluca, la specie più diffusa nelle nostre acque, servono a poco e in qualche caso peggiorano il dolore.
Bastano due giorni di mare piatto, con il maestrale che si spegne e la corrente che gira, perché le meduse compaiano dentro le cale di granito e nelle baie riparate dell’arcipelago. Chi frequenta queste spiagge lo sa, capita ogni estate e capita quasi sempre nelle giornate più belle. Il problema è che davanti a una puntura la maggior parte dei consigli che si sentono in spiaggia è sbagliata.
I primi minuti sono quelli che contano
Le indicazioni condivise dalle fonti sanitarie sono poche e sempre le stesse, e si ritrovano anche nella sezione dedicata ai rimedi per la puntura di medusa che la farmacia online eFarma pubblica su www.efarma.com. Uscire dall’acqua con calma, sciacquare la zona colpita con acqua di mare, rimuovere gli eventuali frammenti di tentacolo appoggiati sulla pelle facendo scorrere il bordo rigido di una tessera, senza mai usare le dita. I filamenti urticanti restano attivi anche staccati dall’animale, quindi ogni sfregamento ne fa scaricare altri.
Il dolore raggiunge il picco fra i venti e i trenta minuti dopo il contatto. Il calore aiuta, perché diverse tossine delle meduse mediterranee sono termolabili: un impacco caldo o l’immersione in acqua tra i 40 e i 45 gradi, per una decina di minuti, riduce l’intensità della reazione. In farmacia si trovano gel astringenti a base di cloruro di alluminio, indicati per questo tipo di lesioni. Le creme al cortisone impiegano un paio d’ore a fare effetto, quindi arrivano tardi rispetto al momento peggiore, però restano utili nei giorni successivi sull’infiammazione e sul prurito.
Le cose da non fare
L’acqua dolce è l’errore più comune e anche il più dannoso. La differenza di concentrazione salina fa scoppiare le capsule urticanti rimaste sulla pelle e il bruciore aumenta di colpo, per cui la doccia dello stabilimento va rimandata.
Sull’aceto vale la pena essere precisi, perché sul punto circola parecchia confusione. Funziona sulle cubomeduse tropicali dell’Australia, dove blocca le capsule ancora intatte, e per questo motivo è finito in molti vademecum generici. Sulla Pelagia noctiluca e sulle altre specie mediterranee gli studi hanno mostrato l’effetto opposto, cioè una maggiore scarica di tossine. Stesso discorso per alcol, ammoniaca e limone. Quanto all’urina, non ha mai avuto alcuna base e resta soltanto un fastidio in più. Da evitare anche lo sfregamento con la sabbia e le bende strette.
Quando conviene sentire un medico
Nella grande maggioranza dei casi la puntura resta un problema locale, che si esaurisce in qualche giorno lasciando una linea arrossata. Ci sono però situazioni che meritano un controllo: gonfiore che si estende oltre la zona colpita, difficoltà a respirare, nausea, capogiri, sudorazione fredda, oppure una lesione estesa su un bambino piccolo. In quei casi si chiama il 118 o ci si rivolge alla guardia medica turistica, che in estate copre i principali centri costieri.
Un’ultima accortezza riguarda i giorni dopo. La pelle colpita diventa sensibile alla luce e tende a scurirsi, lasciando macchie che restano visibili a lungo, quindi conviene tenerla coperta o protetta per qualche settimana. Vale anche per chi torna in acqua il giorno seguente, perché in Gallura la stagione è lunga e le occasioni per rifarsi il bagno non mancano di certo.
