Nuraghi, tombe dei giganti e solstizi: l’archeoastronomia in Gallura

Nelle campagne di Arzachena il granito ha forme che sembrano scolpite dal vento, e in mezzo a quelle rocce compaiono pietre messe in fila da mani umane migliaia di anni fa. Tombe con una grande stele ad arco, torri tronco-coniche, cerchi di lastre infisse nel terreno. Chi le visita all’alba, con il sole basso sull’orizzonte, si chiede quasi sempre la stessa cosa: queste costruzioni guardavano il cielo?

È la domanda di cui si occupa l’archeoastronomia, la disciplina che misura l’orientamento dei monumenti antichi e lo confronta con le posizioni del Sole, della Luna e delle stelle. In Sardegna è un campo di studio molto vivo, e la Gallura offre alcuni dei casi più discussi. Ma è anche un terreno dove la suggestione corre più veloce dei dati, e per questo conviene procedere con calma.

Su AstriOnLine, progetto editoriale italiano che si occupa di astrologia e di cicli celesti, si insiste spesso su un punto: prima viene ciò che si può osservare e calcolare, poi il significato che una cultura gli attribuisce. L’archeoastronomia della Gallura è un ottimo banco di prova per questo metodo, perché le misure esistono e sono pubbliche, mentre le interpretazioni restano in parte aperte.

Perché un popolo antico guardava il cielo

Il calendario scritto sull’orizzonte

Per una comunità di pastori e agricoltori dell’età del Bronzo, sapere quando arrivava una stagione non era una curiosità. Il punto in cui il Sole sorge si sposta lungo l’orizzonte nel corso dell’anno: a est agli equinozi, più a sud-est nel solstizio d’inverno, più a nord-est in quello d’estate. Chi osservava da un luogo fisso poteva usare il profilo di una collina come un calendario.

Anche la Luna offriva un ritmo regolare, più breve e più facile da contare. Il suo ciclo di fasi dura circa 29 giorni e mezzo, e chi oggi vuole seguirlo giorno per giorno, con percentuale di illuminazione, giorno lunare e segno attraversato, può farlo con il calendario lunare di AstriOnLine, che presenta i valori come indicativi e affianca ai dati astronomici una lettura simbolica dichiarata come tale. Per gli antichi la Luna aveva anche un ciclo più lungo e meno evidente, quello dei punti estremi in cui sorge, che si ripete in circa 18,6 anni.

Le tombe dei giganti e il sorgere del Sole

Coddu Vecchju

A circa sei chilometri da Arzachena, lungo la strada provinciale 14, si trova la tomba dei giganti di Coddu Vecchju, nota anche come Coddu ‘Ecchju. La sua stele centrale è alta poco più di quattro metri ed è la più grande della Sardegna, con un piccolo portello alla base. Il monumento nasce nella fase di Bonnanaro, tra il 2100 e il 1800 avanti Cristo, e viene ristrutturato nei secoli successivi. Fu scavato nel 1966 da Editta Castaldi ed è collegato al vicino nuraghe La Prisgiona.

Secondo la scheda della Regione Sardegna, la tomba segue un asse est-ovest con l’ingresso rivolto a est. Le misure pubblicate dagli archeoastronomi danno un azimut di circa 95 gradi, cioè la direzione in cui il Sole sorge intorno agli equinozi. La stessa direzione è stata misurata per la tomba di Li Mezzani, nel territorio di Palau.

Li Lolghi e i suoi 112 gradi

L’altra grande tomba dei giganti di Arzachena, Li Lolghi, ha una storia a strati: nasce come dolmen a cista nella fase di Bonnanaro e diventa tomba dei giganti tra il 1600 e il 1500 avanti Cristo. Il suo ingresso guarda a circa 112 gradi, una direzione che non corrisponde in modo evidente né all’equinozio né al solstizio d’inverno. Gli studiosi la lasciano, onestamente, senza un bersaglio celeste certo.

Nuraghi rivolti a sud-est

Le misure di Zedda e Belmonte

Il dato più solido viene dagli studi sistematici. Negli anni Novanta Michael Hoskin e Mauro Zedda misurarono l’orientamento di 230 tombe dei giganti in tutta l’isola. Nel 2004 Mauro Zedda e Juan Antonio Belmonte pubblicarono sul Journal for the History of Astronomy un’analisi degli ingressi dei nuraghi a tholos, che mostrano una netta preferenza per il quadrante sud-orientale. Gli autori leggono questa tendenza in un contesto luni-solare: secondo la loro interpretazione è compatibile con il sorgere del Sole nei mesi invernali o con quello della Luna nelle sue posizioni più meridionali.

Sole o Luna?

Qui l’archeoastronomia diventa affascinante e prudente insieme. Una preferenza statistica non dice che ogni nuraghe fosse un osservatorio, e non tutti gli ingressi rispettano la regola. Studi successivi hanno trovato tradizioni diverse tra nord e sud dell’isola.

La pista lunare è la più difficile da verificare, proprio per via di quel ciclo lungo di 18,6 anni. Nei cosiddetti lunistizi maggiori la Luna sorge in punti dell’orizzonte molto più a nord e più a sud di quanto faccia il Sole in qualsiasi giorno dell’anno. L’ultimo lunistizio maggiore è caduto tra il 2024 e il 2025, e il prossimo arriverà soltanto all’inizio degli anni Quaranta. Per un osservatore antico, accorgersene richiedeva osservazioni ripetute per decenni e una memoria tramandata da una generazione all’altra. È anche per questo che gli studiosi trattano le ipotesi lunari con molta cautela. In Gallura il complesso del nuraghe Albucciu, datato tra il 1300 e il 900 avanti Cristo, è una tappa utile per vedere da vicino come una torre si inserisce nel paesaggio.

Tra misura e suggestione

Il caso del solstizio

Su diversi siti turistici si legge che a Coddu Vecchju la luce del solstizio d’inverno entrerebbe nella tomba. È un’immagine potente, ma non trova conferma nelle misure pubblicate: con un azimut di circa 95 gradi l’ingresso guarda verso il sorgere equinoziale, mentre il Sole del solstizio d’inverno, nell’età del Bronzo, sorgeva intorno ai 122 gradi. Un orientamento vicino a quel valore è stato misurato altrove in Sardegna, per esempio a Làssie, presso Birori, non in Gallura. Meglio considerare il racconto solstiziale di Coddu Vecchju una tradizione da guida turistica, non un fatto accertato.

Una storia più antica dei nuraghi

La Gallura ricorda anche che l’interesse per lo spazio sacro è molto più antico. La necropoli di Li Muri, legata alla cosiddetta cultura di Arzachena, risale alla seconda metà del V millennio avanti Cristo, quando i nuraghi erano ancora lontanissimi.

Osservare da sé

La cosa migliore da fare, una volta sul posto, è guardare. Con una bussola o un’applicazione sul telefono si può verificare la direzione dell’ingresso di una tomba e confrontarla con il punto in cui sorge il Sole in quel giorno. Intorno agli equinozi di marzo e settembre l’esercizio è particolarmente interessante a Coddu Vecchju.

Le pietre e le misure

Non serve credere a un messaggio nascosto nelle pietre per restare colpiti. Basta sapere che chi le ha alzate conosceva l’orizzonte molto meglio di noi, e che le misure, quando sono fatte bene, raccontano già una storia sufficiente.

Condividi l'articolo