La proposta di Coldiretti Sardegna alla Regione: 120mila forme di pecorino alle famiglie in difficoltà

La proposta per aiutare la filiera e le famiglie sarde.

Dalla grave crisi sanitaria ed economica del coronavirus arriva una notizia positiva dal Pecorino Romano Dop, il formaggio più importante per il comparto lattiero caseario sardo, prodotto con oltre il 60% del latte ovino e che condiziona la remunerazione del latte ai pastori. Crescono le sue vendite nel mercato interno e in export e contemporaneamente cresce anche il prezzo.

Le esportazioni negli Usa, di gran lunga il suo principale sbocco commerciale, continuano a confermare anche nei primi 3 mesi del nuovo anno un trend positivo, registrando, secondo i dati del Dipartimento del commercio USA diffusi dal Consorzio di Tutela, nei primi due mesi del 2020 una crescita del + 27,5% in volumi e +24,7 in prezzo. Tendenza positiva confermata e rafforzata anche dal sito web Clal.it che registra per gennaio un + 76,8% in volume e + 137,1% in valore rispetto allo stesso mese dell’anno prima. Non solo, quello del mese di gennaio di quest’anno è il dato più positivo, rispetto sempre allo stesso mese, degli ultimi 5 anni.

Chi invece è fortemente penalizzato dalla crisi del coronavirus sono i pecorini (ma anche i vaccini) freschi e molli che hanno come canale principale di vendita l’Ho.re.ca. La chiusura in seguito alle restrizioni del coronavirus ha conseguentemente contratto le vendite. Anche se in piccole percentuali influisce anche la scelta dei consumatori di acquistare, in questo momento di crisi, formaggi di più facile e lunga conservazione. 

“In questo momento epocale di grave crisi (ma di serenità per il mercato del Pecorino romano) ci sono tutte le condizioni per azioni straordinarie e responsabili consentendo di continuare a dare stabilità al comparto – sostiene il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba -. Il Governo nazionale ha già messo in campo delle azioni importanti in questo senso per prevenire alcune storture dovute alla crisi coronavirus, stanziando circa 13milioni di euro per il cosiddetto bando degli indigenti per il Pecorino romano. Come filiera sarda, insieme alla Regione, siamo invece chiamati ad una azione di maturità intervenendo a monte sulle produzioni, riequilibrandole e tutelando quelle dei formaggi a bassa stagionatura, ma avendo anche la capacità e la forza di guardare alle fasce più deboli della nostra società ed in particolare alle 120mila famiglie sarde stimate come senza reddito”.

“Proponiamo  – spiega il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – lo stanziamento di 5 milioni di euro da parte della Regione a favore in questo caso dei formaggi a breve stagionatura e delle famiglie meno abbienti.  Si tratterebbe di acquistare questi formaggi dai caseifici per donarli alle 120mila famiglie senza reddito”.

Questa misura riguarderebbe oltre 4milioni di litri di latte e di circa 7mila quintali di formaggio sardo, più o meno 6 chili (due forme) per le 120mila famiglie senza reddito. Formaggio sardo consumato in Sardegna. Un intervento che da solo non risolve nessuno dei problemi in campo, ne quello del comparto lattiero caseario e neppure quello delle famiglie indigenti, ma che avrebbe un valore ed un significato simbolico molto importante per la società e per l’economia.

“Un vero esempio di economia circolare  – sottolinea Luca Saba – in cui la Regione non fa un intervento di mero assistenzialismo ma sostenendo contemporaneamente due settori, la filiera lattiero casearia e le famiglie indigenti, promuove ed educa al consumo del cibo locale a km0, sicuro e garantito”.

Coldiretti Sardegna, per questi motivi, ribadisce l’urgenza e chiede “al presidente Solinas la convocazione di un tavolo virtuale con le Organizzazioni agricole e i rappresentanti della cooperative e dell’industria casearia per programmare e valutare la possibilità di attuare questa misura che consentirebbe di programmare gli ultimi tre mesi dell’annata lattiero casearia”.

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