Incubatrice difettosa, niente sterilizzatore e pochi medicinali: scoppia il caso all’ospedale di La Maddalena

Il caso sollevato dall’ex vicesindaco Lai. Interrogazione in Regione.

Pochi giorni fa, all’ospedale Paolo Merlo di La Maddalena è nato un bambino prematuro, ma l’incubatrice era mal funzionante. E’ stata allora contattata un’equipe di specialisti del nosocomio Giovanni Paolo II di Olbia per poter effettuare il trasporto del neonato. Ma la lista dei problemi e dei malfunzionamenti del Paolo Merlo non finisce qui. L’autoclave per sterilizzare i ferri dicono che non funziona da mesi e pare che gli autisti siano costretti a portarli a Olbia. Oltre ai macchinari sembrano mancare anche alcuni medicinali di prima necessità al Pronto soccorso. Il caso è stato sollevato dall’ex vicesindaco Fabio Lai, che tramite i Riformatori sardi ha fatto presentare un’interrogazione in Regione dal consigliere Michele Cossa.

Nell’interrogazione si chiede al presidente Francesco Pigliaru e all’assessore alla Sanità Luigi Arru se “siano al corrente del mal funzionamento dell’incubatrice e dell’autoclave per sterilizzare i ferri del Paolo Merlo e quali azioni intenderanno porre in essere nell’immediato per ripristinare le condizioni di sicurezza al fine di permettere al presidio di La Maddalena di poter gestire le emergenze in sicurezza”. Cossa aggiunge anche se non sia “opportuno destinare al Paolo Merlo le risorse necessarie per la riparazione o la sostituzione dell’incubatrice e dell’autoclave”.

“Siamo stanchi delle promesse dei finti tribuni della plebe, la nostra collettività ha bisogno di azioni concrete. Si continua a parlare di una riforma della Rete ospedaliera che migliorerà la sanità sarda ma al nostro ospedale periodicamente mancano i medicinali più comuni come il Levobren usato per le vertigini e le immunoglobuline per l’antitetanica – attacca Lai -. Dal palazzo continuano a parlare di microchirurgia e Day Surgery, ma l’autoclave per sterilizzare i ferri è mal funzionante così come l’incubatrice, il personale di supporto è passato da sei a tre unità con conseguente demansionamento delle altre figure professionali. Mentre assistiamo alla salvezza dei reparti di altri presidi ospedalieri, le promesse per il Paolo Merlo sono come la tela di Penelope: non si concretizzano mai”.

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