Un camping di lusso davanti a Tavolara, il caso in Regione

tavolara

Gli ambientalisti contro un progetto a Loiri Porto San Paolo.

Cinquanta ettari di costa incontaminata davanti all’Isola di Tavolara, a Porto San Paolo, rischiano di cambiare volto per far spazio a un hotel a cinque stelle, ville di pregio e un camping d’élite. Il progetto, promosso dalla società Tavolara Bay S.r.l., è finito nel mirino della Regione Sardegna e del Corpo Forestale. L’area, protetta da vincoli di conservazione integrale, è diventata il terreno di una dura battaglia legale contro quella che viene definita una forzatura delle norme di salvaguardia costiera.

LEGGI ANCHE: Nuovo campo boe a Porto Cervo, il Grig si oppone al progetto per Cala Granu

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha presentato a febbraio un’istanza di accesso civico e informazioni ambientali per contestare la variante al Piano Urbanistico Comunale (PUC) approvata dal Comune di Loiri Porto San Paolo. Il progetto, proposto dalla società Tavolara Bay S.r.l., mira a trasformare le aree di Cala Finanza e Punta La Greca (da sottozona H2 a F4) attraverso le procedure semplificate dello sportello ZES Unica per il Mezzogiorno, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Erano stati coinvolti il Ministero della Cultura, la Regione autonoma della Sardegna, la Provincia della Gallura, il Comune di Loiri Porto S. Paolo, la Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Sassari, la Struttura di Missione ZES. Il GrIG ha chiesto l’annullamento in sede di autotutela e in sede di procedura di verifica di coerenza degli atti di pianificazione.

L’area, che si estende per circa 50 ettari di macchia mediterranea tra Cala Finanza e Punta La Greca, a Loiri Porto San Paolo, di fronte all’isola di Tavolara, è al centro di un nuovo progetto immobiliare di un camping di lusso. L’iniziativa è promossa dalla Tavolara Bay s.r.l. — costituita dalla società brasiliana Jhsf Participações (proprietaria della catena di lusso Fasano) e da altri soci — che ha richiesto l’accesso alle procedure semplificate della ZES unica per il Mezzogiorno, operativa dal 1° gennaio 2024.

Il progetto.

Il progetto promosso dalla Tavolara Bay s.r.l. prevede la realizzazione di un imponente complesso turistico composto da un hotel a cinque stelle da 50 camere, 30 ville di lusso, un porto turistico e un campo da golf, ma l’attuale iter autorizzativo sta sollevando un aspro scontro istituzionale a causa di palesi profili di illegittimità. L’area interessata, che si estende per circa 50 ettari di macchia mediterranea, ricade integralmente nella fascia dei 300 metri dalla battigia, una zona sottoposta a vincolo di conservazione integrale dalla legge regionale Sardegna n. 45/1989 e tutelata dal Piano Paesaggistico Regionale come bene paesaggistico d’insieme. Nonostante questo quadro normativo restrittivo e i pareri negativi espressi in sede di conferenza di servizi dalla Soprintendenza di Sassari, dal Corpo Forestale e dalle Direzioni regionali competenti, la Struttura di Missione ZES ha rilasciato il 9 febbraio 2026 un’autorizzazione unica per una prima fase d’intervento.

Questa prima tranche di lavori riguarda la riconversione a uso turistico di una villa esistente e delle sue pertinenze a ridosso del mare, l’allestimento di un’area glamping con moduli abitativi amovibili e diverse opere di urbanizzazione e sistemazione esterna. Tuttavia, l’intero procedimento appare viziato non solo dal contrasto con i vincoli paesaggistici e ambientali, ma anche dalla mancata sottomissione della variante alla Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) e dalla carenza delle necessarie verifiche di assoggettabilità alla valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) per i progetti esecutivi. Di fronte a quello che viene definito come un tentativo di scardinare la pianificazione vigente, la Presidenza della Regione Sardegna e gli uffici tecnici regionali hanno già notificato formali richieste di annullamento in via di autotutela. Qualora la Struttura di Missione ZES non dovesse revocare il provvedimento in tempi brevi, la Regione sarà costretta a impugnare l’autorizzazione in sede giurisdizionale per garantire il rispetto della legalità e la salvaguardia di un tratto costiero di altissimo pregio naturalistico.

Condividi l'articolo