Allarme nello stagno di Porto Taverna per la morìa di pesci.
Una nuova morìa di fauna ittica ha interessato nei giorni scorsi lo stagno di Porto Taverna, nel territorio di Loiri Porto San Paolo. Il fenomeno, segnalato da residenti e turisti e ritenuto di particolare entità, ha portato il Gruppo d’Intervento Giuridico a chiedere chiarimenti alle autorità competenti e l’adozione di eventuali provvedimenti necessari per accertare quanto accaduto e tutelare la zona umida. L’associazione ecologista ha presentato il 10 agosto un’istanza di accesso civico e di accesso alle informazioni ambientali, chiedendo di conoscere gli esiti degli accertamenti e le condizioni dello stagno. Tra le ipotesi inizialmente considerate c’è quella di un episodio di anossia, cioè una forte riduzione dell’ossigeno disponibile nell’acqua. Una condizione che potrebbe essere stata favorita dalle temperature elevate dell’estate e dal ridotto collegamento dello stagno con il mare.
La presenza di numerosi esemplari di fauna ittica morta.
I primi riscontri sono arrivati dalla Guardia Costiera e dall’Arpas. La Capitaneria di Porto ha effettuato un sopralluogo il 14 agosto, riscontrando la presenza di numerosi esemplari di fauna ittica morta. Gli animali risultavano concentrati soprattutto nella zona centrale dello stagno, nei pressi dell’isoletta. Per ricostruire con maggiore precisione l’estensione dell’area interessata, il personale ha utilizzato anche un drone, effettuando una ricognizione dall’alto. Ancora più articolato è il quadro emerso dalle verifiche dell’Arpas, che ha effettuato un sopralluogo l’11 agosto. Durante gli accertamenti sono state individuate diverse condizioni dell’acqua nelle varie porzioni dello stagno. Nella parte più interna della zona umida, dove confluiscono alcuni piccoli corsi d’acqua, l’acqua appariva giallastra e particolarmente torbida. Proprio in quest’area erano presenti numerosi esemplari di fauna ittica morta.
La torbidità dell’acqua e la morìa di pesci nello stagno di Porto Taverna.
In un’altra zona è stata invece rilevata una colorazione tendente al grigio, accompagnata da una torbidità significativa. Qui gli operatori hanno riscontrato anche numerosi esemplari morti di Callinectes sapidus, il granchio blu, mentre era significativa la presenza di ardeidi e altri uccelli acquatici. Nella parte restante dello stagno non sono stati trovati pesci morti, anche se la colorazione giallastra dell’acqua risultava particolarmente evidente. Tra gli elementi osservati durante il sopralluogo figuravano anche numerosi giovani esemplari di Mugilidae, pesci appartenenti alla famiglia dei cefali, delle dimensioni di circa cinque centimetri. Gli esemplari erano concentrati soprattutto lungo le sponde dello stagno, nelle zone interessate dalla presenza dell’ittiofauna morta.
Le analisi di laboratorio hanno evidenziato ulteriori elementi di criticità.
Secondo la relazione dell’Arpas relativa agli accertamenti effettuati nell’agosto 2026, nei tre punti sottoposti a verifica sono stati rilevati valori di Escherichia coli considerati non trascurabili. L’agenzia precisa però che il dato deve essere interpretato tenendo conto delle caratteristiche attuali dello stagno, che presenta uno scarsissimo ricambio idrico, e della presenza di numerosi uccelli, il cui guano potrebbe contribuire almeno in parte alla presenza del batterio.
L’insieme di questi fattori contribuisce a delineare una situazione ambientale complessa.
Particolarmente elevati sono risultati anche i valori dell’azoto totale, rilevati in tutti e tre i punti esaminati. A questo si aggiunge la presenza, definita elevatissima, di nano e picofitoplancton. Si tratta di organismi microscopici che fanno parte del plancton vegetale e la cui proliferazione può essere associata a fenomeni di eutrofizzazione, soprattutto in presenza di un’eccessiva disponibilità di nutrienti e di condizioni di scarso ricambio dell’acqua. Proprio l’insieme di questi fattori contribuisce a delineare una situazione ambientale complessa. L’Arpas non ha individuato una causa certa della morìa e, dagli accertamenti effettuati, non sono emerse condizioni di anossia conclamata. Tuttavia, l’ipotesi non viene esclusa.
Oltre la morìa di pesci a Porto Taverna anche i granchi blu.
Secondo quanto emerge dalla relazione, la morìa dei granchi blu osservata esclusivamente in una delle aree analizzate potrebbe essere compatibile con condizioni di anossia più intense e prolungate rispetto alle altre zone dello stagno. Inoltre, le misurazioni dell’ossigeno sono state effettuate durante le ore diurne e solamente nelle aree accessibili. Non è quindi possibile escludere che possano essersi verificati episodi di carenza di ossigeno durante la notte oppure in porzioni dello stagno non raggiungibili dagli operatori. Il ridotto ricambio con l’acqua marina rappresenta un altro elemento considerato nell’analisi. In presenza di determinate condizioni fisiche e chimiche, la scarsa circolazione dell’acqua può favorire la proliferazione del fitoplancton e contribuire all’innesco di fenomeni distrofici, che possono interessare anche soltanto determinate aree dello stagno e manifestarsi in specifici periodi.
Le condizioni di fragilità dello stagno di Porto Taverna.
Il quadro restituito dalle indagini, dunque, non consente al momento di attribuire con certezza la morìa a una singola causa. L’Arpas parla tuttavia di una condizione di particolare fragilità dello Stagno di Porto Taverna. A rendere più difficile una valutazione complessiva è anche l’assenza di un monitoraggio strutturale e continuativo del corpo idrico. Senza una serie storica di dati, infatti, risulta più complesso comprendere l’evoluzione di fenomeni ambientali che possono svilupparsi nell’arco di periodi molto più lunghi rispetto a quello nel quale si manifesta l’emergenza. Per il Gruppo d’Intervento Giuridico, quello registrato quest’estate non sarebbe inoltre un episodio isolato. L’associazione segnala come in passato si siano già verificate situazioni simili, senza che sia stata individuata una spiegazione definitiva in grado di chiarire l’origine.
