Pala eolica vicino a Tomba dei giganti di Luras: “Con mappe ufficiali sarebbe impossibile”

Tomba dei giganti sotto la pala eolica a Luras

In passato, qualcuno ha dato l’autorizzazione per sistemare una pala eolica a poche decine di metri da una Tomba dei giganti a Luras. La segnalazione del sito archeologico dimenticato è arrivata dall’appassionato Aurelio Spano e ha permesso di aggiornare il portale Nurnet, che da anni consente di osservare l’immensa quantità di tesori archeologici sparsa in ogni angolo dell’Isola. Un servizio unico.

Il sito di Lu Naragone

“La Tomba ci era stata segnalata con il nome di Lu Naragone, il che indica la presenza, in zona, di un nuraghe piuttosto consistente – spiega Antonello Gregorini, ideatore di Nurnet -. D’altronde, dove c’è una Tomba dei giganti si trova anche un villaggio con capanne e, il più delle volte, il nuraghe. Dal momento che la necropoli segue l’insediamento umano per sequenza logica”. Sembra difficile, però che questo patrimonio possa essere ritrovato nella sua interezza. “In quella zona di sono numerose cave e sembra plausibile pensare che molti siti siano andati perduti”, spiega Gregorini.

La pala sopra la tomba

Se prima i ritrovamenti nuragici erano una miniera per tombaroli oppure garantivano pietre per muretti a secco, adesso la sensibilità è cambiata. Anche le norme lo sono, ma nelle campagne di Luras a pochi passi dalla Tomba dei giganti ci hanno piantato una pala eolica. “Un’opera del genere presuppone l’intervento e le valutazioni della Soprintendenza, ma evidentemente a nessuno risultava l’esistenza di quel sito – spiega Gregorini – altrimenti l’archeologo intervenuto avrebbe indicato una zona di rispetto intorno alla Tomba dei giganti. Di solito sui cento metri“.

Da quasi dieci anni il portale Nurnet racchiude tutte le segnalazioni e – come in quest’ultima occasione – l’aggiornamento può essere quasi infinito. “Ancora arrivano indicazioni. Se qualcuno che conosce bene un posto e ha la memoria di quei luoghi, si mette a compilare le carte vengono fuori sempre nuove segnalazioni – ricorda Gregorini -. Continuiamo tutti insieme, voi e noi, a segnalare e recensire, georeferenziare e fotografare lo stato dei luoghi. Le Convenzioni Unesco e quella europea di Faro riconoscono il valore del lavoro di riconoscimento e tutela operato dal basso“.

Il geoportale istituzionale

Secondo Antonello Gregorini questo lavoro fatto dal basso dovrebbe fondersi con l’impegno istituzionale. “Servirebbe un geoportale completo e documentato, a cui collaboreremmo volentieri per fermare la memoria – spiega -. Perché è importante inserire anche ciò che si è perso, come i siti che erano indicati nel catasto De Candia di metà Ottocento e ora non sono più visibili”. L’esperto sottolinea, per esempio, come le zone tra Campeda e Bono dopo le bonifiche non abbiano più siti megalitici, pur in un’area ricca di ritrovamenti. Una mappa completa e ufficiale potrebbe servire a tutelare le aree archeologiche, anche dalle pale eoliche. “La nostra speranza è che in futuro questo nostro lavoro possa essere migliorato, ampliato e validato dal suo uso e dalle stesse istituzioni – conclude -. Le quali, come dimostra anche questo ennesimo caso, potrebbero farne un utile utilizzo“.

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