Un’alleanza per l’emergenza educativa

Occorre un patto tra educatori e genitori.

Nelle ultime settimane due fatti, fra gli altri, mi hanno colpito: la messa per le cresime della parrocchia San Ponziano, ad Olbia con monsignor Sanguinetti, vescovo di Tempio Ampurias. E alcuni articoli – sui quotidiani nazionali – su recenti fatti di bullismo di alunni su alunni e su insegnanti, accompagnati da uso e abuso dei social.
Primo fatto. Una luminosa domenica mattina, quartiere Poltu Quadu, in occasione di una messa all’aperto (la parrocchiale è oggetto di ristrutturazione), i fedeli riuniti nel piazzale sotto “l’ex ospizio” di via Perugia, dinanzi agli occhi ci si presenta una “Chiesa in uscita, una Chiesa con le porte aperte. In uscita verso gli altri per giungere alle periferie dell’umanità” secondo la forte immagine suggerita da Papa Francesco.
Il vescovo apre con una omelia – un po’ inconsueta – nella quale, partendo dall’uso/abuso degli smartphone da parte degli adolescenti, con conseguente rischio di isolamento e perdita di contatto con la realtà, declina poi  in un forte richiamo all’esigenza di una alleanza educativa da attivarsi fra genitori, insegnanti, educatori, associazioni, giovani e giovanissimi. Molti fra i presenti rimaniamo decisamente impressionati.
Nei giorni successivi, complici i noti fatti avvenuti in varie scuole d’Italia e balzati agli onori delle cronache, alcuni allarmati ma acuti editoriali (Della Loggia e Polito sul Corriere, Affinati su Repubblica e Caverzan su LaVerità) affrontano seriamente, senza scontatezza, le tematiche e i dati che emergono da una lettura approfondita e appassionata della realtà. Spesso chi scrive è genitore a sua volta e il coinvolgimento è d’obbligo.
Alunni che abusano e filmano loro coetanei, o che seviziano insegnanti costringendoli a rivedere voti o altro. Aldilà della violenza implicita che – in alcuni casi – addirittura “non percepita” come tale dai giovani protagonisti in negativo di tali fatti, ciò che più’ colpisce è l’inerme e rassegnato atteggiamento degli insegnanti, disarmati dinanzi a tutto questo.
Se anch’io volessi utilizzare le categorie di una analisi semplicistica direi (in parte però lo penso): sono gli effetti dell’onda lunga (ne celebriamo il 50°) del ’68, nei suoi peggiori effetti collaterali: distruzione del principio di autorità, civile, morale, istituzionale, lotta alla meritocrazia e alle regole del sistema.
Tutto questo a monte, però non possiamo non tener conto che, sopratutto il corpo insegnante e i dirigenti scolastici (noi li chiamavamo, con deferenza, presidi), sono ormai condannati ad una sorta di irrilevanza, costretti come sono ad una moltitudine di adempimenti burocratici (riunioni, relazioni, questionari) che tolgono loro l’energia e  lo spazio che – quando se ne ha la vocazione – dovrebbe servire per il compito educativo, un tempo obiettivo primario della scuola, non solo agenzia formativa, non solo luogo di istruzione.
Assistiamo allo spettacolo di una “scuola collettore di frustrazioni sociali, di inadempienze etiche, di alibi spirituali, degli scarichi di responsabilità, smarrendo il prestigio che un tempo la contraddistingueva” (Eraldo Affinati).  Genitori che – dinanzi a note, brutti volti o sospensioni – si improvvisano sindacalisti dei propri figli, anzichè interrogarsi su quanto, e come, essi stessi abbiano tentato  di trasmettere valori e ideali positivi  alla nuova generazione.
Assurgere al ruolo di facili moralizzatori, censori e fustigatori di costumi, è semplice e comodo, non possiamo però dimenticare che tutti – proprio tutti – siamo completamente immersi nell’epoca digitale, del dominio e della prevalenza dei social e che, web, social e virtuale hanno mutato la percezione e la modalità di conoscenza della realtà.
Che compito ci aspetta quindi? Siamo ancora disponibili ad un incontro “reale” con l’altro? Perchè  solo da qui si puo’ ripartire, come ci ricordavano le parole del vescovo: “occorre una alleanza educativa” un nuovo patto, nuove possibilità di rapporto fra le persone interessate a porre le basi per una ripresa di dialogo e valori, fra genitori, insegnanti, allenatori sportivi, catechisti, responsabili di associazioni e movimenti e i nostri giovani.
Non passeremo indenni, altrimenti, nè dalla rivoluzione digitale nè dalla pressione osmotica esercitata, in molti modi, dal potere dominante che ci vuole docili cittadini-consumatori. Aprire le porte ad amici e compagni, a persone reali e non solo ai “contatti e follower” veri e presunti, usiamo il tempo per ritrovare una umanità smarrita, guardandoci intorno sicuramente incroceremo sguardi di uomini e donne, e giovani, in carne ed ossa con i quali bere un caffè e fare due chiacchiere, condividendo i desideri veri del cuore. Ripartiamo dall’umano per recuperare l’umano.
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