Il conto che ci presenteranno i centri commerciali a Olbia e non solo

L’impatto dell’apertura dei nuovi centri commerciali.

I tempi stringono. Prima che arrivi anche in Italia il declino dei mall da tempo iniziato negli USA e più recentemente iniziato nelle città europee, bisogna correre a fare il sacco.

Prima che sia troppo tardi. Ma nel frattempo questi diecimila metri di nuove superfici commerciali faranno come i pesci negli oceani: pesce grande mangerà pesce piccolo. Con la differenza che mentre nel mare questo rappresenta la catena alimentare, tra noi umani  questa filiera genera lacrime e sangue. Ricordo quando aprì Brico.

A esso ne seguirono altri due di dimensioni simili. Insieme fecero estinguere i negozi di ferramenta,  vernici e giardinaggio, distribuiti nella città. Poi arrivò Ottimax e chiusero i Brico e molti rivenditori di materiali edili. Ricordo le lamentazioni dei titolari: le stesse dei negozianti di ferramenta e altro che chiusero per causa loro.  Questi “benefattori” che costruiscono centri commerciali, in cambio delle gentili concessioni riscaldano un po’ di case o restaurano qualche edificio abbandonato da tante amministrazioni latitanti nel fare il loro dovere.

E magari  presenzieranno  alle inaugurazioni delle  opere benefiche, incensati per i loro nobili atti e, forse, anche accompagnati da chi sarebbe dovuto intervenire quantomeno  per ostacolarne l’esuberanza. Dimenticavo: presto o tardi sarà presentato alla collettività il conto della chiusura dei mall. Anche di quelli appena aperti. E saranno ulteriori dolori.

 

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