Una risorsa contro lo spopolamento della Sardegna: le Cooperative di comunità

In 3 anni la Sardegna ha perso il 10% della popolazione.

Da anni, nei nostri territori della Sardegna, specialmente nelle zone dell’interno è in atto una tendenza, forse inarrestabile, allo spopolamento.

Tra il 2014 e il 2017 la Sardegna ha perso il 10% della sua popolazione, è questo il quadro impietoso tracciato dalla ricerca “Cenni storici, periferie, città diffusa: sviluppo e squilibri nell’Italia di oggi”, realizzata dal Cresme.

L’Italia nello stesso periodo ha perso la bellezza di 310mila abitanti, nel 2015 e, per la prima volta dal dopoguerra, la popolazione italiana ha iniziato a diminuire, trend che si è confermato nel 2016 e nel 2017. Tra le regioni più colpite da questa crisi demografica c’è la nostra, sul terzo gradino del podio (-10%) con Puglia, Molise, Sicilia e Calabria.

Accade allora che il popolo italiano – portato per storia e attitudine a soluzioni creative nei confronti di problemi complessi – attinga, in questi frangenti, ad un insopprimibile spirito di sussidiarietà. In alcuni territori, già da qualche anno, è partita l’esperienza innovativa, sotto la forma delle imprese mutualistiche, quella delle Cooperative di Comunità.

Si tratta di un modello di innovazione sociale dove i cittadini, i soci, sono produttori di beni, fruitori degli stessi ed erogatori verso il mondo esterno. È un modello che fisiologicamente è portato a creare coesione, sinergia, e mette a sistema le attività dei cittadini, delle Imprese, delle Istituzioni. Le cooperative di comunità sono il germe che può generare nuovamente una fertilità economica, relazionale, di presidio anche sociale, di rivitalizzazione, di rianimazione di nuove energie che sembravano destinate a perdersi definitivamente, rendendo in tal modo possibile, nei territori, ciò che prima non lo era.

Per dirla con le parole del presidente AGCI, Brenno Begani “A mio giudizio, esse possono essere annoverate nella categoria dell’economia possibile e sostenibile tanto nelle zone, montane, pedemontane, nei piccoli paesi, dove lo spopolamento è un fenomeno costante, quanto, e non è da sottovalutare, nelle aree cittadine dove le situazioni di degrado e di rottura relazionale sono spesso molto forti.”

Un recente convegno nazionale (Milano 17 ottobre u.s.), ha visto una nutrita delegazione di cooperatori sardi (fra i quali chi scrive) partecipare ai lavori dal titolo “Nuovi sistemi d’impresa: le cooperative di comunità come esempi di innovazione e coesione sociale”. In quel contesto abbiamo appreso di come le Cooperative di Comunità possono nascere in piccoli borghi a rischio di abbandono, ma possono essere uno strumento potente anche per la rigenerazione urbana, nelle periferie, valorizzando la cooperazione come uno degli strumenti di riscatto sociale ed economico.

Nel 2016, in Alta Gallura, si concretizzava un progetto che portava in nuce i semi di una esperienza – in gran parte tutta da sviluppare – propedeutica ad esperienze di forte collaborazione fra imprese, privati, pubblica amministrazione e corpi intermedi (associazioni datoriali e sindacati), si tratta del progetto “Città di Paesi della Gallura” che, partito nel 2015, ha trovato definitiva approvazione tramite un Accordo di Programma da 56 milioni di Euro, sottoscritto dai sindaci dei comuni Galluresi interessati, dall’Assessore regionale alla Programmazione e dalle parti sociali. Non è certo un caso che alla guida di tale aggregazione vi fosse, allora, Emiliano Deiana – all’epoca impegnato – in rapida successione – nei ruoli di: sindaco di Bortigiadas (il più piccolo fra i Comuni del Nord Est dell’Isola), presidente del Gal Gallura Alta Gallura, quindi Presidente dell’Unione dei Comuni della Gallura e infine, oggi alla guida dell’ANCI Sardegna. Deiana, e molti suoi colleghi, amministratori pubblici della Gallura e del resto dell’Isola, sono da tempo impegnati a studiare e proporre azioni di sistema volte a combattere lo spopolamento, all’insegna della “Paesitudine”, neologismo che sintetizza l’attenzione e le azioni di progetti di resistenza dei Paesi dell’interno Sardegna.

Il sorgere e l’utilizzo delle Cooperative di Comunità potrebbe costituire lo strumento ideale sul quale immaginare percorsi comuni di proficua collaborazione al servizio di queste realtà di borghi e piccoli paesi.

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