L’ultima casa di tollerrenza di Olbia: il ricordo a 60 anni dalla legge Merlin

La casa chiusa si trovava sull’isola Lepre a Olbia.

Si trovava sull’isola Lepre, lontana da occhi indiscreti. Si percorreva la pescaia, poi dritti tra i giunghi e l’erba alta in primavera, fino all’ingresso di quel lembo di terra che si trova nel golfo di Olbia. La struttura era composta da tre caseggiati affiancati, più un altro più lontano. Erano di varie dimensioni e il più antico risaliva alla fine dell’Ottocento ed era stato anche usato come avamposto durante la guerra.

Si entrava in una stanza quadrata, con stampe alle pareti, gli ultimi ricordi lasciati nelle testimonianze degli avventori. E da lì si saliva alle camere, alcune al piano terra, altre al piano primo. Quello dell’isola Lepre era il più famoso prostibolo ufficiale di Olbia. Della sua esistenza si hanno attestazioni persino dalla fine degli anni Quaranta. Regolarmente autorizzato con Regio Decreto. E fu uno degli ultimi a resistere in Gallura.

Fino a quando, nel 1958, la legge Merlin sancì la chiusura di tutte le case chiuse in Italia. Il 20 febbraio ricorrono i 60 anni dall’approvazione di quella legge. E dalla fine della prostituzione legalizzata. Oggi sull’isola Lepre rimangono testimonianze spente di quella storia. Le ultime famiglie, che erano rimaste a vivere sull’isola, una volta chiuso il bordello, vennero fatte sgomberare intorno al 1970, per problemi di sicurezza. Alcuni edifici vennero abbattuti.

E dell’insediamento, che ha fatto la storia dell’eros olbiese, resta solo lo scheletro del primo caseggiato. L’acquisto dell’isola da parte del Comune per un euro, nei mesi scorsi, ha dato, però, ufficilamente avvio alle operazioni di recupero di questo lembo tra terra e mare.

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