La questione bagni pubblici a Olbia.
A Olbia, l’estate porta con sé l’emergenza bagni pubblici. In una città che ogni anno accoglie migliaia di turisti, l’accesso ai servizi igienici rimane un problema irrisolto, accentuato nei mesi più caldi. I punti disponibili si contano sulle dita di una mano: soltanto due quelli ufficiali presenti sul territorio urbano, uno posizionato sul lungomare e l’altro all’interno del parco Fausto Noce, aperto solo fino alle 22. Entrambi sono a pagamento, gestiti dalla società comunale in house Aspo, e richiedono l’utilizzo della tessera sanitaria per accedere, al costo di 50 centesimi. Un sistema che esclude, di fatto, i visitatori provenienti da Paesi extraeuropei, privi del documento necessario.
Le difficoltà non si fermano al pagamento: il bagno pubblico situato nel centro cittadino è poco visibile, nascosto sotto una sopraelevata e segnalato in modo insufficiente, come testimoniano numerose recensioni online. Di fronte all’assenza di alternative, molti turisti tentano di usufruire dei servizi presenti nei luoghi culturali. Al Museo Archeologico, l’afflusso continuo ha spinto la direzione a limitare l’accesso ai soli visitatori effettivi, affiggendo un cartello esplicito all’ingresso. Un’opzione gratuita resta la Necropoli di San Simplicio, ma anche qui i bagni sono accessibili soltanto tre mattine a settimana.
Il disagio non è solo locale: secondo un’indagine della società QsSupplies, l’Italia figura tra gli ultimi cinque Paesi in Europa per numero di bagni pubblici in rapporto alla popolazione, con una media di sette ogni 100mila abitanti. A Olbia, la disponibilità sarebbe addirittura dimezzata, rendendo ancora più critica una situazione che, in piena stagione turistica, assume contorni di vera e propria emergenza urbana.
