La pittrice Nuria Montoya racconta il salto dal Messico a Olbia
di Ernesto Massimetti
La pittrice Nuria Montoya ha lasciato tempo fa il Messico e parla della sua vita ad Olbia, dei suoi quadri e del nuovo libro. “Arrivai nel ’98, direttamente da Durango, Messico – spiega -. Potete immaginare il salto: da una città di quasi un milione di abitanti a Olbia, che allora ne aveva sì e no 50mila. Non spiccicavo una parola d’italiano, figuriamoci il gallurese. I primi tempi sono stati durissimi: parlavo quasi solo con mio marito, sardo di Carbonia, e i miei due figli. La prima, Melissa, oggi è perfettamente bilingue, ha il doppio passaporto. Per rilassarmi e vincere la solitudine, allora avevo solo il pennello e lunghe passeggiate in spiaggia a Pittulongu, guardare il mare e pensare”.
Un cambio di vita faticoso
“Mi ha salvato l’arte, dico la verità. Sarà stato il 2001…un giorno, senza crederci molto, iniziai a frequentare un’ associazione di volontariato, proponendo corsi di pittura per bambini. Un successo che non mi aspettavo, mi chiamò anche una libreria per allargare il lavoro”.
Difficile non conoscere gente in una città come Olbia.
“Eppure è stato così. Allora gli expat spagnoli o latini non erano moltissimi. Ho impiegato tre anni per arrivare all’italiano che parlo oggi: all’inizio, nei negozi pensavano fossi barbaricina, per via delle aspirate. Barbaricina oppure naturalmente spagnola. Poi, a poco a poco, facevo vedere le mie tele, i miei quadri e la gente si ammorbidiva, si interessava”.
Com’era la Olbia di trent’anni fa?
“Mi colpì subito la natura. Mi sembrava incredibile avere una laguna dentro la città, con i fenicotteri tranquilli a svernare, il profumo del mirto, il sole quasi tutto l’anno, e la gente che faceva finta di nulla, come se fosse tutto scontato. Ecco, Olbia era proprio un diamante grezzo, trent’anni fa. Verde, profumi, mare, ma zero servizi”.
E adesso, come la trova? Dicono sia migliorata nei servizi, ma che come città sia poco sarda…
“Oggi mi sento completamente integrata. Ho amici sardi, certamente, ma anche tedeschi, spagnoli, persino qualche messicano che alla fine è arrivato. Posso fare una mostra d’arte, un’esposizione grafica, magari una cena tex mex e ho gente che mi segue. So di non essere sola, questo è decisivo.”
Nuria Montoya, lei è un’artista messicana. Viene da pensare subito ai colori forti, alle reminiscenze incaiche, allo Zocalo…
“Sì, nei miei lavori i colori forti ci sono stati e continuano ad esserci. Adesso però cerco di unire pittura e grafica, e magari anche un po’ di scrittura. Testardamente, memore dei primi disagi, ho voluto studiare la lingua italiana nel dettaglio, giocare con le parole, con il disegno, entrare nei costrutti. Così è venuto fuori questo libro sulla retorica, “Dire con Immagini”, e la presentazione sarà venerdì 25 novembre alle 19 su YouTube”.
