Calcio, Promozione. Non vincono la partita e rifiutano il buffet offerto dal San Teodoro

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E il dispetto diventa di conseguenza spreco.

“Ricordiamo a tutte le squadre ospiti che fare il terzo tempo per noi – come per tutti d’altronde – richiede un grosso sforzo sia economico che di tempo. Non fermarsi ad onorarlo è per noi un grosso dispiacere, perché vede vanificarsi il lavoro che i dirigenti fanno con grande impegno, ma soprattutto ci fa credere che la colpa di certi torti subiti sia la nostra. Ricordiamo che il calcio è sempre uno sport e alla fine dei 90 minuti, tutto deve essere cancellato e dimenticato. Perché la partita è in campo e dura 90 minuti, fuori dal campo ci conosciamo tutti alla fine. Buon proseguimento di campionato a tutti”.

La “denuncia” è stata messa nero su bianco e diffusa dalla U.S. San Teodoro, squadra che milita nel campionato di Promozione. Il “terzo tempo” è un momento ricreativo e conviviale condiviso tra squadre che pochi minuti prima si sono scontrate in campo contendendosi la vittoria. Tradizione “sacra” nel Rugby, è ormai usanza anche nel calcio, dove più è alta la categoria delle squadre partecipanti, più è ricco il banchetto. Parole grosse, scontri fisici, affronti, insulti volati durante la partita, nel terzo tempo si dimenticano, o si dovrebbero dimenticare, davanti a un po’ di cibo. Ma evidentemente non è sempre così a San Teodoro, dove più di una volta gli avversari della squadra viola hanno snobbato il banchetto offerto dai dirigenti della squadra. “Preparare il terzo tempo è una forma di rispetto, ma anche parteciparvi lo è – ci spiega un delusissimo Antonio Carvone, dirigente del San Teodoro -. Il comunicato l’ho scritto io, perchè altri non facciano lo stesso errorre. Che colpa abbiamo noi di qualcosa che è successo in campo e non è stato gradito? Abbiamo dovuto buttare una sessantina di panini e teglie di pizza, uno spreco di cibo, di denaro e di tempo in un periodo in cui si fanno mille sacrifici“.

Potrebbe balenare l’idea che tutto possa derivare dalla paura, in tempi in cui i protocolli stringenti della FIGC per contrastare e impedire la diffusione del covid-19 in ambito calcistico hanno comportato il venir meno anche del classico saluto tra le squadre a centrocampo prima dell’inizio della partita , “istituzionalizzato” nei protocolli del calcio dalla notte dei tempi. Ma al terzo tempo di San Teodoro il Covid-19 non è invitato. “Chi prepara i panini usa guanti e mascherine – precisa il dirigente -, chi li dispone sui tavoli anche. Le superfici sono continuamente igienizzate come da protocolli, e il tutto avviene all’aperto, dove abbiamo degli spazi attrezzati, senza passaggi di bicchieri o panini da una mano all’altra, in presenza di igienizzanti per le mani e con tutti i partecipanti muniti di mascherina. Non è meglio che chi deve fare tanti chilometri per tornare a casa dopo una partita faticosa, mangi un panino 10 minuti insieme a noi prima del viaggio?”. Una domanda a cui sembrerebbe scontata la risposta, per di più in Sardegna, dove rifiutare l’ospitalità è un affronto. Ma evidentemente un fuorigioco dubbio o un “quasi gol” negato da una parata del portiere di casa, possono scatenare negli avversari delusi istinti “autolesionistici”. “Non vuoi restare 10 minuti con noi? – Prenditi un panino e mangiatelo in viaggio, siamo contenti lo stesso – riflette Carvone, che poi chiosa con amarezza -Sembra quasi voglia essere un gesto dispregiativo, ma invece è solo spreco“.

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