Base usa nel Limbara, una ferita aperta nel cuore della Gallura
Sulle alture del monte Limbara resistono ancora i resti della base americana attivata nel 1966, nel pieno della Guerra Fredda. La struttura, costruita come nodo strategico del sistema Nato per le radiocomunicazioni e l’allerta precoce nel Mediterraneo, rimase operativa per quasi trent’anni. In collegamento con le basi di Coltano, Montevergine e Minorca, ospitava radar, impianti di ricetrasmissione e alloggi per il personale.
Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e l’evoluzione delle tecnologie, la base perse la sua funzione e fu definitivamente dismessa nel 1993. Da allora è abbandonata, preda del tempo e del degrado.
Lo stato attuale della struttura, eredità della Guerra Fredda
Oggi gli edifici della base USA sul Limbara sono corrosi dalla ruggine e pericolanti, le coperture divelte, i radar arrugginiti. Nelle camerate e nelle sale comuni si trovano muri scrostati e tappeti invasi dal muschio. L’accesso ufficialmente non è consentito, ma l’area resta di fatto – aperta a escursionisti, curiosi e turisti, diventando spesso sfondo per fotografie e opere di street art.
La presenza dei grandi paraboloidi e delle officine meccaniche, ormai inutilizzabili, rappresenta un simbolo di abbandono che continua a suscitare dibattiti e proteste.
Le denunce e le richieste
Negli anni si sono sollevate preoccupazioni anche sul possibile inquinamento ambientale causato dalla lunga attività della base. Come scrive La Nuova Sardegna, dal 2008 l’area è passata nelle mani della Regione Sardegna, ma i progetti di smantellamento o di riconversione non hanno mai trovato attuazione concreta.
