Il radon c’è anche ad Arzachena, serve prevenzione
di Pietro Lobrano
Anche ad Arzachena è necessario fare prevenzione sulla presenza del radon, un pericoloso gas naturale.
La Regione Sardegna, mediante l’Arpas, ha realizzato un’indagine che ha consentito di classificare il territorio regionale con l’individuazione delle aree a rischio radon, denominate aree prioritarie (ai sensi dell’art. 11, comma 3, del D.Lgs. 101/2020 e s.m.i.), dove vi è una probabilità pari o superiore al 15% che all’interno degli edifici venga superato il livello di riferimento di concentrazione di attività di radon in aria, pari a 300 Bq/m3. Dall’indagine è emerso che i Comuni interessati dalla presenza del gas radon, identificati come aree prioritarie, sono ben 162. Tra questi è ricompreso anche il Comune di Arzachena
E’ auspicabile, pertanto, che le Amministrazioni, nello specifico il Comune di Arzachena, attivino una campagna di divulgazione pubblica per informare la popolazione sul rischio da radioattività naturale e spingere i cittadini alla valutazione Radon negli ambienti residenziali anche attraverso forme di incentivazione.
Cos’è il gas radon?
Il radon è un gas radioattivo, incolore, inodore e insapore, che può essere presente in case, uffici e scuole, pericoloso per la salute umana.
Il suolo è la principale sorgente del radon che arriva in casa. I materiali edili che derivano da rocce vulcaniche (come il tufo), estratti da cave o derivanti da lavorazioni dei terreni, sono ulteriori sorgenti di radon. Grazie alla forte dispersione di questo gas in atmosfera, all’aperto la concentrazione di radon non raggiunge mai livelli elevati ma, nei luoghi chiusi (case, uffici, scuole ecc) può arrivare a valori che comportano un rischio rilevante per la salute dell’uomo, specie per i fumatori
Il radon si distribuisce uniformemente nell’aria di una stanza e parte dei suoi prodotti di decadimento si attaccano al particolato (polveri, aerosol) dell’aria che noi respiriamo e una piccola quantità si trasferisce nei polmoni, nel sangue e, quindi, negli altri organi; un’altra parte, invece, si deposita sulle superfici dei muri, dei mobili ecc. Il radon si può trovare anche nell’acqua potabile.
La principale esposizione al radon avviene in casa, nei luoghi di lavoro e nelle scuole. Il gas migra dal suolo (o dai materiali da costruzione) e penetra all’interno degli edifici attraverso le fessure (anche microscopiche), gli attacchi delle pareti al pavimento, i passaggi dei vari impianti (elettrico, termico, idraulico). Di conseguenza, i livelli di radon sono generalmente maggiori nelle cantine e ai piani bassi.
Gli effetti sulla salute e gli interventi
Il principale danno per la salute (e l’unico per il quale si abbiano al momento evidenze epidemiologiche) legato all’esposizione al radon è un aumento statisticamente significativo del rischio di tumore polmonare.
In realtà, il pericolo per la salute dell’uomo viene non tanto dal radon in sé, ma dai suoi prodotti di decadimento che penetrano nel nostro organismo tramite le vie respiratorie dando origine ad un potenziale processo cancerogeno.
Anche se non è possibile eliminare del tutto il radon dagli ambienti in cui si vive, ci sono diversi modi (con diversa efficacia) per ridurne la concentrazione nei luoghi chiusi, tra cui:
- depressurizzare il suolo, realizzando sotto o accanto la superficie dell’edificio un pozzetto per la raccolta del radon, collegato a un ventilatore. In questo modo, si crea una depressione che raccoglie il gas e lo espelle nell’aria esterna all’edificio
- pressurizzazione dell’edificio: aumentando la pressione interna, si può contrastare la risalita del radon dal suolo.
- migliorare la ventilazione dell’edificio
Fondamentale è, poi, fare in modo che per le nuove costruzioni si adottino criteri anti-radon, come sigillare le possibili vie di ingresso dal suolo, predisporre un vespaio di adeguate caratteristiche cui poter facilmente applicare, se necessario, una piccola pompa aspirante ecc. Per misurare la concentrazione di radon si usano dei dosimetri che vanno posizionati in un punto dell’edificio tra 1 e 2 metri dal suolo.
Nel caso, è bene affidarsi a laboratori accreditati che possono effettuare le misurazioni.
