Il primo allievo dell’Alberghiero di Arzachena fu Pietro Sardo.
L’istituto alberghiero di Arzachena ha spento sessanta candeline, celebrando l’anniversario con una cerimonia ufficiale e un grande pranzo che ha riunito autorità regionali, amministratori locali e figure di spicco del settore turistico. La festa è stata un meritato tributo a una scuola che, nata in un contesto quasi pionieristico, è diventata un pilastro della formazione professionale in Sardegna. La storia di questa istituzione, tuttavia, non è fatta solo di manager di successo e imprenditori affermati – figure che oggi hanno riportato sul palco le loro testimonianze – ma anche di migliaia di giovani che, come in un rito laico, hanno cercato qui la chiave per il loro futuro. E tra tutti, spicca la figura, quasi mitologica, del suo primo allievo: Pietro Sardo. A ricordare la sua storia durante le celebrazioni è stato il docente Francesco Giorgioni, suo nipote.
Il territorio che stava per trasformarsi nella Costa Smeralda.
L’apertura dell’istituto nel 1965 non fu solo un evento educativo; fu un atto di fede nel potenziale di un territorio che stava per trasformarsi nella rinomata Costa Smeralda. Fu un ponte gettato tra l’antica cultura degli stazzi e il nascente jet set internazionale. È in questo contesto che gli orientatori della nuova scuola raggiunsero lo stazzu di Aglientu e bussarono alla porta del 14enne Pietro Sardo. L’idea di iscriversi a quella scuola professionale, che prometteva di insegnare un mestiere moderno e le lingue straniere, lo riempì di entusiasmo.
L’inizio fu un’impresa quotidiana. Senza collegamenti pubblici, il giovane Pietro affrontava il tragitto verso Arzachena affidandosi a “mezzi di fortuna”, spesso salendo sui camioncini dei muratori diretti verso i cantieri della costa. Questa immagine di determinazione e di adattamento racchiude l’essenza stessa dei primi anni dell’istituto: aule improvvisate ma una volontà incrollabile di imparare.
Un nome che risuona oltre il tempo.
Pietro Sardo si diplomò, realizzò il suo sogno, imparò le lingue e scelse la strada dell’emigrazione, stabilendosi in Germania. La sua storia, come quella di tanti altri primi allievi, è la dimostrazione tangibile che la scuola alberghiera è stata, fin dal principio, un trampolino di lancio fondamentale. Eppure, a differenza di molti suoi coetanei celebrati oggi per i loro successi internazionali, il destino di Pietro fu tragicamente breve. La sua vita fu spezzata nel luglio del 1980, a soli 29 anni, portato via dal mare di Cala Pischina. La cronaca dell’epoca gli dedicò solo poche righe, definendolo lo “sfortunato Pietro Sardo”.
Durante la cerimonia per il sessantesimo anniversario, in un momento di inattesa e sentita emozione, la storia di Pietro è tornata a vivere. Un ex alunno, oggi presentatore della manifestazione, ha scelto di rendere omaggio a quello “studentello” dimenticato. Nominare Pietro Sardo davanti a tutte le personalità presenti, far risuonare il suo nome come un tempo facevano gli insegnanti all’appello, è stato un atto di giustizia poetica.
L’eco del nome di Pietro ha ricordato a tutti i presenti che la vera ricchezza di questa scuola non risiede solo nelle carriere scintillanti, ma nella somma delle migliaia di storie individuali – incluse quelle spezzate – di ragazzi e ragazze arrivati da ogni villaggio sperduto della Sardegna per cercare una strada. Pietro Sardo, primo allievo, è il simbolo di questo lungo e glorioso percorso. La sua memoria è l’omaggio più autentico alle radici di una scuola che continua a formare il futuro, senza dimenticare il sacrificio e l’entusiasmo dei suoi umili inizi.




