Caos Asl Gallura: uffici chiusi senza preavviso, scoppia il caso Buddusò

Le polemiche a Buddusò per l’Asl Gallura.

A Buddusò è scoppiato il caos per il caso degli uffici dell’Asl Gallura chiusi senza preavviso per l’allerta rossa meteo. Monta la polemica dopo la chiusura improvvisa dei presidi sanitari di Olbia e Tempio Pausania disposta dalla ASL per l’emergenza meteo di lunedì 19 gennaio e nessuna comunicazione per Buddusò.

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Perché la sicurezza non può avere due pesi e due misure, specialmente quando c’è di mezzo un’allerta rossa. È questo il motivo delle proteste. La decisione della Direzione Generale di sospendere le attività programmate nasce con un obiettivo nobile e previsto dalle norme: tutelare l’incolumità pubblica. Di fatto, il provvedimento ha permesso a medici, infermieri e personale amministrativo di non esporsi ai rischi del maltempo, restando al sicuro nelle proprie abitazioni o limitando gli spostamenti. Una tutela doverosa, se non fosse che la mancanza di una comunicazione tempestiva ha ribaltato il rischio sulle spalle dei cittadini.

Mentre le saracinesche degli ambulatori restavano abbassate per proteggere chi vi lavora, centinaia di pazienti – molti dei quali anziani o in condizioni di salute precarie – si mettevano regolarmente in viaggio dalle zone più interne della Gallura. Da Buddusò, come denunciato fermamente dall’amministrazione comunale, ma anche dai centri del Monte Acuto e dell’Alta Gallura, le auto si sono messe in moto sotto piogge torrenziali e raffiche di vento.

Il risultato è un paradosso comunicativo pericoloso: chi doveva essere curato ha sfidato fiumi in piena e strade a rischio frane per raggiungere ospedali deserti. Invece di diminuire il traffico veicolare, il “blackout” informativo della ASL ha generato spostamenti inutili e rischiosi, vanificando di fatto lo spirito dell’ordinanza di protezione civile.

Il “caso Buddusò” promette di essere solo il primo di una lunga serie. Altri comuni del territorio starebbero valutando la possibilità di sollevare una protesta formale. La critica non è rivolta alla chiusura – ritenuta dai sindaci un atto di responsabilità – ma al modo in cui è stata gestita. Se la sicurezza del personale sanitario è stata garantita con un tratto di penna, quella degli utenti è stata messa a repentaglio da un silenzio durato troppo a lungo.

L’episodio riaccende il dibattito sulla fragilità dei protocolli di emergenza in Sardegna. In una giornata da “codice rosso”, la domanda che molti amministratori locali pongono alla ASL è semplice: perché non è stato attivato un sistema di allerta immediato per avvisare chi aveva una prenotazione? La gestione della sicurezza non può fermarsi alla soglia degli uffici pubblici, ma deve proteggere anche chi, per necessità, a quegli uffici deve rivolgersi partendo dai punti più distanti e vulnerabili della provincia.

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