Il Presepe vivente di Calangianus incanta i visitatori: in centinaia per il Natali in Carrera

Successo per il presepe vivente di Calangianus.

A Calangianus la Befana è arrivata un giorno prima, per la gioia dei piccini. Indifferenti al freddo pungente di questo inizio dell’anno, i bambini si sono lanciati alla rincorsa dei doni più golosi. È così che si è conclusa la rassegna del Presepe vivente, ovvero la nona edizione della Pasca di Natali in Carrera a Calangianus, che ha richiamato centinaia di persone. Svoltasi lungo il corso Vittorio Emanuele, nel centro cittadino, ha visto sfilare San Giuseppe e la Madonna per le vie del paese in cerca di alloggio (22 dicembre), suonare il gruppo folk dei Lu Rizzatu Caragnanesu (29 dicembre), arrivare Li tre re a cavallo, e scendere la Befana dal tetto appesa a una corda (5 gennaio). Nei panni dell’allegra vecchietta un aitante vigile del fuoco che si è prestato a calarsi ben imbragato e opportunamente camuffato da non destare sospetti sulla sua identità. 

Durante queste tre giornate, il visitatore entrando nei vicoli del corso Vittorio Emanuele si è trovato immerso in una fedele riproduzione di scorci di vita quotidiana, con personaggi abbigliati secondo l’usanza dell’epoca, e ha potuto ammirare i cortili e le antiche dimore rimaste intatte dai primi del novecento ad oggi. Non solo, ha avuto l’opportunità di assaggiare specialità culinarie e degustare vini e liquori prodotti nel luogo.

Nella prima dimora l’attenzione si ferma a una tipica cucina contadina, dove le donne si apprestano a preparare li “chiusoni”, cioè i famosi gnocchetti sardi, aiutandosi con una grattugia per dare loro la tipica forma arricciata. Spostandosi verso la camera da letto, i mobiletti stretti in legno grezzo, e la tazza in ceramica con i piedi in ferro battuto e l’acqua per lavarsi il viso. In un’altra stanza una culla a dondolo e gli ospiti seduti intorno al braciere. Scendendo nel cortile piccole stalle all’aperto e i banconi per offrire a pochi euro panini farciti di salsicce e costine di maiale.

Spingendosi nella seconda dimora, poco più avanti lungo il corso, scendendo nella stalla sotterranea ecco la sorpresa più bella, la sacra famiglia e i re magi seduti con in mano i regali provenienti da terre lontane. E poi le antiche botteghe, la “bruttea”, emporio dove un tempo si poteva comprare di tutto dalla pasta sfusa, al barattolo di miele, dalla cesta di castagne secche alla saponetta profumata. “Lu lattaiu”, il lattaio che dalla capra ricavava il latte per la ricotta e il formaggio, e le delizie dolciarie, biscotti e torte caserecce.

“Lu fraulagghiu”, il fabbro che creava utensili per il lavoro dei campi e per gli artigiani, ” lu spaccapetra”, lo scalpellino che forgiava le lastre e i pilastri in granito. ” Lu suaraiu”, il sugheraio, rappresentava il mestiere più diffuso della zona. “Lu maestru d’ascia, il falegname, che scolpiva divertenti maschere in legno, e altri oggetti tipici della cultura pastorale.

Sopra le botteghe una stanza con alcuni banchi e una lavagna in ardesia, una cattedra con le insegnanti pronte a correggere i compiti degli alunni, e sulle pareti le foto delle classi delle elementari e medie, dagli anni ’50 ai primi anni ‘ 70. Gli abitanti del posto hanno apprezzato questo pezzo di storia per ricordare le diverse generazioni che si sono sedute in quei banchi segnati dalle mani di bambini che oggi sono diventati grandi. “L’ usteria”, il locale di ritrovo e di svago, non poteva certo mancare, il bancone e  le tazze appese per un buon vino, un mirto, un filu di ferru, rigorosamente di produzione locale.

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