Ambientalisti contro una nuova centrale eolica tra Gallura e Goceano

Il progetto della centrale eolica tra Buddusò e Pattada.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) torna in campo per la tutela del paesaggio della Gallura e di tutta la Sardegna. Il 6 agosto l’associazione ha presentato un atto di intervento nell’ambito del procedimento di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) relativo a un nuovo progetto di centrale eolica promosso dalla società milanese Ame Energy s.r.l. L’impianto è previsto tra Goceano e Gallura, nei territori comunali di Pattada e Buddusò.

LEGGI ANCHE: Monti, in Consiglio il progetto eolico Eolia2: scontro sullo stemma

Il progetto.

Il progetto, promosso dalla società milanese Ame Energy s.r.l., prevede l’installazione di ben 26 aerogeneratori alti fino a 200 metri, con una potenza complessiva di 171,6 MW, oltre a stazioni elettriche, cavidotti, viabilità interna e opere di trasformazione del paesaggio, in un’area particolarmente sensibile sotto il profilo ambientale e culturale.

Secondo il GrIG, l’impianto sorgerebbe all’interno della fascia di rispetto di tre chilometri da beni paesaggistici e culturali tutelati, tra cui il Nuraghe Lerno, il Nuraghe Pira, il centro storico di Buddusò, la Pinneta sa Costa ‘e sa Multa, il Nuraghe Locorna e il Nuraghe sa Menta. L’area è inoltre vincolata ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 42/2004), e rientra nella zona di protezione prevista dall’art. 6 del decreto-legge 50/2022, in attesa dell’individuazione formale delle aree non idonee all’installazione di impianti da fonte rinnovabile, secondo quanto stabilito dal D.M. Ambiente del 21 giugno 2024.

L’associazione ecologista ha evidenziato anche l’assenza, nel progetto, di una valutazione obbligatoria degli impatti cumulativi derivanti dalla presenza di altri impianti nella medesima area, come quello proposto dalla società campana IVPC s.r.l. a Su Monte de Subra, contro cui il GrIG era già intervenuto nel 2024. Inoltre, manca qualsiasi previsione di fideiussione per coprire i potenziali danni ambientali nelle fasi di cantiere, gestione e dismissione dell’impianto, come richiesto dal codice civile (art. 1936).

Per queste ragioni, il GrIG ha chiesto al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di esprimere un formale diniego alla compatibilità ambientale del progetto. Ha inoltre trasmesso la documentazione, per conoscenza, al Ministero della Cultura, alla Regione Autonoma della Sardegna, alle Soprintendenze competenti e ai Comuni interessati.

Uno dei nodi più critici riguarda la presenza di demani civici nelle aree interessate. Il sito individuato per la centrale IVPC – contiguo a quello di Ame Energy – si trova nel territorio del Comune di Pattada, su terreni riconosciuti come demanio civico con decreto del 1939. Secondo la normativa vigente (legge 1766/1927 e legge 168/2017), questi territori sono inalienabili, indivisibili, imprescrittibili e vincolati a una destinazione agro-silvo-pastorale permanente. Qualsiasi modifica che incida sui diritti d’uso collettivo è ammessa solo in casi eccezionali, con autorizzazione regionale e indennizzo alla collettività.

Nel caso specifico, i cittadini di Pattada sono gli unici titolari dei diritti di uso civico e, secondo il GrIG, la realizzazione dell’impianto comporterebbe una trasformazione radicale del territorio non compatibile con le finalità del demanio civico. Pertanto, l’associazione sostiene che il progetto non sia legittimamente realizzabile.

Speculazione energetica.

Ma dietro il caso specifico, il GrIG solleva un problema più ampio: quello della speculazione energetica. Pur riconoscendo l’importanza della transizione ecologica, l’associazione denuncia come l’assenza di pianificazione nazionale stia favorendo una proliferazione incontrollata di impianti industriali, spesso concentrati in aree fragili, a scapito del paesaggio, del patrimonio culturale e delle economie locali.

Secondo quanto evidenziato dalla Soprintendenza speciale per il PNRR, in Sardegna si sta assistendo a una crescita esponenziale di richieste per nuovi impianti da fonte rinnovabile, ben oltre gli obiettivi stabiliti a livello nazionale per il 2030. La situazione prefigura – secondo le valutazioni ufficiali – la sostituzione del patrimonio paesaggistico e culturale con impianti di produzione energetica di taglia industriale, destinati a superare di sette volte il fabbisogno regionale.

Il GrIG segnala che questo scenario non riguarda solo la Sardegna, ma si estende a tutto il territorio nazionale, con oltre 6.000 richieste di connessione presentate a Terna per un totale di 336 GW, a fronte di un obiettivo di 70 GW entro il 2030. Solo in Sardegna, al 31 luglio 2025, si contano 695 richieste per una potenza complessiva di oltre 50 GW, pari a 26 volte la capacità produttiva attualmente installata sull’isola. Una quantità di energia non consumabile localmente, difficilmente trasportabile e ancora meno conservabile, che rischia di diventare un peso per i contribuenti, attraverso i meccanismi di dispacciamento e gli incentivi pubblici alle imprese.

Nel frattempo, la Commissione europea ha approvato un nuovo regime di aiuti di Stato da 35,3 miliardi di euro per incentivare la produzione da fonti rinnovabili, finanziato attraverso un prelievo sulle bollette dei cittadini. Il rischio, secondo il GrIG, è che gli unici a beneficiare realmente di questa corsa agli impianti siano le grandi società energetiche, mentre i territori subiscono gli impatti ambientali, economici e identitari.

L’associazione propone invece un modello pianificato, in cui lo Stato definisca – insieme a Regioni ed enti locali – le aree idonee e metta a bando i siti sulla base di reali fabbisogni, previo svolgimento delle valutazioni ambientali strategiche (VAS). Inoltre, invita a sfruttare le enormi potenzialità delle superfici già urbanizzate, come tetti, parcheggi e capannoni industriali, che secondo le stime ISPRA potrebbero ospitare fino a 96 GW di potenza installata da fotovoltaico senza ulteriori consumo di suolo.

La petizione.

Infine, il GrIG richiama alla responsabilità collettiva. Ogni cittadino, afferma l’associazione, ha il dovere di difendere il proprio territorio e contribuire a una transizione energetica davvero sostenibile. Per questo motivo promuove la petizione popolare “Sì all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica”, che ha già raccolto oltre 22 mila firme. La petizione è disponibile al seguente link: https://chng.it/MNPNNM9Q62.

Condividi l'articolo