Sanità a pezzi, chiude il poliambulatorio di odontoiatria a Olbia

Chiude il poliambulatorio di odontoiatria di Olbia.

Da domani i pazienti che necessitano di cure dentistiche e non possono permettersi di sostenere il costo privatamente troveranno l’ambulatorio dell’Assl di Olbia chiuso. Chiude i battenti, infatti, anche il poliambulatorio di Odontoiatria dell’ospedale San Giovanni Di Dio. “La sanità gallurese, come già ampiamente denunciato in questi giorni dai diversi rappresentanti del territorio a più livelli, si trova in condizioni oltremodo critiche, al punto che a mancare sono persino i servizi essenziali. Basti pensare che nelle attuali condizioni i pazienti che necessitano di essere operati con urgenza sono costretti ad affrontare lunghi viaggi per raggiungere il Poliambulatorio più vicino”, denuncia il consigliere regionale del M5S Roberto Li Gioi, che aveva già presentato un’interrogazione per avere rassicurazioni sull’operatività proprio dello studio di Odontoiatria.

“Mi rivolgo nuovamente all’assessore Nieddu per scongiurare la chiusura anche soltanto temporanea di un servizio che oggi, alla luce della nuova drammatica crisi economica legata all’emergenza Covid, non può venire a mancare. Le nuove povertà sono sotto gli occhi di tutti. Non possiamo abbandonare a se stesse tutte quelle famiglie che non possono permettersi di curare i propri figli in uno studio privato, non possiamo permettere che la città di Olbia venga privata dell’Ambulatorio di Odontoiatria”, afferma Li Gioi.

Ad aver determinato l’interruzione del servizio è la mancata sostituzione dell’unica odontoiatra rimasta, la quale dallo scorso febbraio, ovvero da quando è andato in pensione il primario al quale era affiancata, ha garantito l’apertura dello studio, anche se soltanto per un giorno a settimana, il lunedì, per cinque ore.  

“Ricordo inoltre all’assessore Nieddu che l’importanza del servizio offerto dallo studio di Odontoiatria dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Olbia emerge dai numeri: gli interventi urgenti garantiti erano in media sette al giorno, che andavano a sommarsi a quelli previsti per lo smaltimento della lunga lista delle visite su prenotazione. Dove andranno oggi tutte queste persone?”, conclude il consigliere.

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