Nicolina Giagheddu ha raccontato di aver subito anni di minacce e violenze.
È indagato per maltrattamenti in famiglia il marito di Nicolina Giagheddu, madre di Emanuele Ragnedda, l’uomo imputato per il femminicidio di Cinzia Pinna. La donna aveva presentato denuncia l’8 settembre 2026, qualche giorno di prima dell’anniversario dell’omicidio della 33enne di Castelsardo. La donna sostiene che Mario Ragnedda, lo ha maltrattato per 30 anni, comportamenti che sarebbero peggiorati dopo la scomparsa di Cinzia.
La denuncia.
La Giagheddu è stata ascoltata il 29 settembre scorso dalla polizia giudiziaria, dove ha raccontato anni di violenze, minacce di morte e restrizioni della libertà personale. La donna aveva rilasciato qualche giorno fa un’intervista a La Repubblica dove aveva raccontato degli abusi e minacce. Tra queste minacce ci sarebbero anche quelle con un’arma da fuoco, cominciate nel 2022, a seguito del rilascio del porto d’armi al marito. La madre di Ragnedda ha citato anche un episodio del 2024 dove sarebbe stata anche ferita e medicata al Mater Olbia. Alla base delle presunte violenze ci sarebbero anche contrasti di natura economica. Abusi culminati dopo il delitto del 12 settembre 2025.
La revoca del porto d’armi.
La revoca del porto d’armi al marito è arrivata a fine settembre e non è chiaro come sia passato così tempo, in quanto la denuncia per minacce era stata presentata nel 2025. Qui la donna aveva riferito delle minacce con arma da fuoco. Una vicenda che si incastra con quella della povera donna uccisa nella tenuta Conca Entosa un anno fa. È proprio la morte di Cinzia Pinna ad aver dato la forza a Nicolina di denunciare i presunti soprusi vissuti per anni all’interno delle mura domestiche da parte del marito. La 33enne è stata, infatti, vittima di un femminicidio.
Secondo l’accusa, infatti, l’assassino voleva annientare la vittima ed è per questo che avrebbe sparato più colpi di pistola sulla testa di Cinzia. Una dinamica che oggi sarebbe classificata probabilmente secondo il nuovo reato autonomo di femminicidio, approvato nel mese di dicembre 2025, ovvero 3 mesi dopo l’omicidio della 33enne. Ragnedda sostiene, invece, di essersi difeso da una presunta aggressione da parte della Pinna. Sia l’inchiesta sull’omicidio, che la vicenda dei presunti maltrattamenti vanno avanti.
