I riflettori sulla Città 30 a Olbia.
La bocciatura della Città 30 di Bologna da parte del Tar dell’Emilia-Romagna riapre il dibattito anche a Olbia, prima città italiana ad aver introdotto il limite generalizzato dei 30 chilometri/orari. La sentenza non mette in discussione gli effetti della misura sulla sicurezza stradale, ma ne censura il metodo: il limite, secondo i giudici, è stato applicato in modo generalizzato e non motivato strada per strada, come previsto dal Codice della Strada.
Un passaggio che fa sorgere inevitabilmente una domanda: può accadere lo stesso anche a Olbia? Nel capoluogo gallurese la Città 30 è in vigore dal 2021 e, a differenza di Bologna, non è mai stata annullata da un tribunale. L’amministrazione guidata dal sindaco Settimo Nizzi ha sempre difeso il provvedimento come una scelta di sicurezza e civiltà urbana, sostenendo che la riduzione della velocità media abbia contribuito a diminuire gli incidenti più gravi.
Fin dall’inizio, la linea del Comune è stata chiara: pochi autovelox, controlli mirati e un forte effetto deterrente, più che un ricorso massiccio alle sanzioni. Un’impostazione che, però, nel tempo ha alimentato anche le critiche di chi ritiene il limite dei 30 chilometri/orari poco rispettato e quindi scarsamente efficace senza un controllo costante.
Per ora, a Olbia non ci sono ricorsi né stop. Ma la frenata di Bologna riporta il tema al centro del dibattito e impone una riflessione: il modello delle Città 30, anche dove è nato, dovrà reggere non solo sul piano della sicurezza, ma anche su quello della tenuta giuridica amministrativa.
