Arzachena, il dramma della piccola Mia: volata in cielo dopo appena 5 giorni di vita

Le parole dei genitori.

Ora Mia è certamente un piccolo angelo. La madre Maria Usai, 29 anni, ed il padre Giangavino Meloni, di 37, entrambi residenti ad Arzachena, non possono darsi pace per la perdita della loro tanto desiderata bambina. La coppia convive da oltre un anno ed aveva deciso di allargare la famiglia con un figlio/a.

Le ecografie diranno che si tratta di una bambina, alla quale metteranno il nome Mia. Maria, la madre, al quinto mese di gravidanza inizia a manifestare il rischio di parto prematuro e viene messa a riposo, supportato dall’ausilio di farmaci per fermare le eventuali contrazioni e dilatazione. Nonostante questo e nonostante il fatto che Maria segua alla lettera i consigli dei medici, il 7 settembre si sente male, inizia a manifestare i sintomi del parto, con sanguinamenti continui che ne determinano il ricovero prima ad Olbia e poi alle cliniche di San Pietro a Sassari. I medici fanno il possibile per fermare l’eventuale parto prematuro, che invece sopravviene quattro giorni dopo, l’11 settembre. La piccola Mia nasce al sesto mese e cinque giorni di gestazione, con parto naturale e con un peso di soli 650 grammi .

Nonostante il parto prematuro, sembrava andasse tutto per il meglio – dicono Maria e Giangavino – . Quando le accarezzavo il piedino mentre era nell’incubatrice”, dice mamma Maria, ” Mia reagiva. Era come se le facessi il solletico; le mettevo il mio dito e lei lo stringeva. Purtroppo però sin da subito ci siamo resi conto che c’era qualcosa che non andava, perché la piccola rigettava il mio latte e le è venuta un’infezione allo stomaco.” “Secondo i medici era tutto ok all’inizio – conferma il padre – dopo pochi giorni la situazione è precipitata. Sono molto triste per quello che è successo, non me l’aspettavo”.

Dopo appena cinque giorni di vita e nonostante i progressi medici siano ormai tali che anche i neonati prematuri, abbiano ottime speranze di poter colmare il gap iniziale e poter vivere una vita normale, a Mia viene diagnosticato un sanguinamento al cervello che ne determina il decesso, o che a detta dei medici avrebbe in ogni caso portato la piccola Mia a vivere un’esistenza da cerebrolesa, che l’avrebbe portata a continue sofferenze. “E’ meglio che sia andata così – dice la madre Maria – piuttosto che stare male a vita”. “Per vederla stare male, per vivere una vita incapace di intendere e di volere, preferisco che se ne sia andata”, conferma il padre. Parole forti che fanno riflettere, senza che si possa o si debba giudicarle.

“Era troppo piccola, me lo sentivo già che sarebbe andata in questo modo. Spero solo che abbia sentito che ero la madre: quando dopo i primi tre giorni Mia ha aperto gli occhi, mi guardava e sembrava volesse rispondere a ciò che le dicevo. Ho potuto prenderla in braccio solo dopo la sua morte, quando è andata via”, conclude mamma Maria. “La stavamo aspettando con il cuore – aggiunge il padre –. Io adoro i bambini: nella nostra famiglia siamo poveri, ma uniti. Per noi sarà una grande perdita”.

Sul corpo della piccola Mia è stata disposta un’autopsia, per accertare le cause del decesso, dopo di che la piccola tornerà ad Arzachena con i genitori per l’ultimo saluto.

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