Droga e dipendenze a Olbia, tre storie di redenzione: “La vergogna è il primo nemico”

Tre storie di droga e dipendenze dal Sert di Olbia, che copre tutta la Gallura.

Al Sert di Olbia si incrociano tante esperienze e tante storie di droga e dipendenze, eccone tre in altrettanti ambiti. I nomi sono di fantasia, per proteggere i protagonisti, ma le parole e le emozioni sono autentiche.

Tre dipendenze, una rinascita: il Sert come varco verso la vita.

Al Sert arrivano storie che spesso non trovano spazio altrove. Storie di cadute profonde, ma anche di risalite possibili. Tre uomini – identità riservate, nomi di fantasia – hanno accettato di raccontare il proprio percorso. Cocaina, alcool e gioco d’azzardo: tre dipendenze diverse, un unico momento di rottura.

Lorenzo, 28 anni – Dipendenza da cocaina.

“La cocaina era diventata la mia energia. Finché non ho scoperto che mi stava consumando”. Lorenzo correva sempre: nel lavoro, nelle uscite, nella vita. E la cocaina sembrava dargli la spinta necessaria per restare in piedi. “All’inizio era un aiuto. Poi è diventata una necessità: senza non riuscivo più a funzionare”.

La spirale l’ha trascinato in crolli emotivi, paranoie e notti senza sonno. “Sniffavo anche solo per riuscire a parlare con qualcuno. Era la mia stampella”. Il Sert è entrato nella sua vita quando gli attacchi di panico l’hanno messo in ginocchio. “Ho capito che la dipendenza non è forza, ma debolezza mascherata”.

Oggi Lorenzo segue un percorso terapeutico intensivo. Le ricadute ci sono, ma non lo travolgono più.
“La differenza è che stavolta non combatto da solo”.

Gianni, 26 anni – Dipendenza da alcool.

“L’alcool era la mia routine. E quella la routine mi stava distruggendo”. Gianni non era l’immagine classica dell’alcolista. Nessuna bottiglia nascosta, nessun bar malfamato. Il suo era un consumo lento, solitario, silenzioso, quotidiano. “Bevevo per rilassarmi. Poi per affrontare lo stress. Poi per dormire. Quando non puoi più farne a meno, la dipendenza è già dentro”.

I primi segnali sono arrivati dal corpo: esami del sangue sballati, blackout, difficoltà al lavoro. Poi sono arrivati la rabbia, la frustrazione e comportamenti di cui si pente ancora oggi. “Il medico mi ha detto: o cambi adesso, o comprometterai tutto. Quella frase mi ha gelato”. Al Sert Gianni ha trovato un percorso strutturato, fatto di psicoterapia e monitoraggio. “La vergogna è il primo nemico. Se resti chiuso nel silenzio, non ne esci”.

Paolo, 46 anni – Dipendenza da gioco d’azzardo.

“Non è una sostanza, ma ti distrugge allo stesso modo”. La dipendenza da gioco è una delle più silenziose. Paolo lo sa bene. “Non ti vedono alterato, non ti vedono barcollare. Ma dentro sei distrutto. Prima giocavo per vincere, poi per recuperare, poi senza motivo”. Slot machine, scommesse, gratta e vinci: una routine diventata ossessione. “Qualsiasi cifra avessi in tasca spariva. Ho mentito a tutti: famiglia, amici, colleghi”.

Il crollo è arrivato con i debiti. “Quando guardi tuo figlio e sai di non potergli comprare un regalo, capisci di aver toccato il fondo”. Al Sert ha intrapreso un percorso specifico per il gioco patologico: supporto psicologico, gruppi dedicati, gestione controllata del denaro. “Non pensi che possa toccare a te. Poi scopri che basta una monetina per rovinarti la vita”.

Lorenzo, Gianni e Paolo raccontano storie diverse, ma unite da un passaggio decisivo: il momento in cui hanno smesso di nascondersi. Per loro il Sert non è stato una condanna, ma un varco di possibilità. Qui la dipendenza viene riconosciuta per ciò che è: una malattia che richiede competenza, continuità e coraggio.

Paolo, il più grande dei tre, lo riassume così: “La dipendenza ti chiude, il Sert ti riapre. Non subito, non senza fatica. Ma ti riapre. E quando succede, ricominci a vivere.”

Condividi l'articolo