Fratelli scomparsi a Golfo Aranci, i corpi in fondo al mare da 17 mesi

Lorenzo Giuseppe Deiana

La vicenda dei fratelli Deiana di Olbia.

Da oltre un anno la madre dei fratelli Deiana, scomparsi nelle acque di Golfo Aranci denuncia ritardi e indifferenza. Come si legge sul quotidiano online Corriere Milano, si parla di gravi ritardi della Procura. I resti dei giovani sono bloccati nel fondale dove è avvenuto il naufragio. La madre dei giovani denuncia che i resti sono abbandonati in fondo al mare da 17 mesi, a Capo Figari. La loro morte resta un giallo, così come un mistero sono le ragioni del perché i corpi restano là in mare. La donna non può fare il funerale ai suoi figli, che avevano una vita davanti, ma che sono scomparsi in modo tragico.

Cosa è successo.

A Olbia, nelle acque di fronte a Capo Figari, si consumava nel 2025 il naufragio di una barca da pesca, con due fratelli di ventiquattro e vent’anni usciti a pesca e mai più rientrati in porto. A distanza di mesi da quella tragica giornata, l’imbarcazione e i resti giacciono bloccati a un centinaio di metri di profondità, mentre la madre Simona continua a subire il peso insostenibile dell’indifferenza e del silenzio istituzionale.

La Procura di Tempio Pausania viene accusata di una pericolosa inerzia e di ritardi inaccettabili, come quello relativo agli esami del Dna necessari per identificare i resti riemersi e consentire finalmente una degna sepoltura a uno dei ragazzi. Nel circuito dei palazzi e dei salotti nessuno sembra interessarsi alla sorte di una famiglia priva di potenti raccomandazioni o coperture, lasciata completamente sola a fare i conti con la burocrazia, i rimpalli di responsabilità e i cavilli tra uffici.

Eppure l’area da esplorare è stata circoscritta grazie all incrocio dei tabulati telefonici e al ritrovamento di effetti personali come scarpe, uno zaino e pezzi dello scafo. Basterebbe l impiego di un robot subacqueo filoguidato, magari con il supporto della Marina militare, per recuperare lo scafo e fare luce sulle cause del disastro, valutando anche l’ipotesi di uno speronamento causato da una delle grandi navi o traghetti in transito in quello specchio d acqua. Di fronte al muro di gomma della giustizia, come evidenziato dalle pagine del Corriere Milano, la comunità locale e la solidarietà spontanea dei pescatori e dei sub si sono mobilitate con generosità per cercare indizi e tracciare rotte, sostenute dall’avvocato Pietro Cherchi ma ostacolate da una vergognosa inerzia di Stato che calpesta il dolore di una madre.

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