La vicenda dei fratelli Deiana di Olbia.
Da oltre un anno la madre dei fratelli Deiana, scomparsi nelle acque di Golfo Aranci denuncia ritardi e indifferenza. Come si legge sul quotidiano online Corriere Milano, si parla di gravi ritardi della Procura. I resti dei giovani sono bloccati nel fondale dove è avvenuto il naufragio. La madre dei giovani denuncia che i resti sono abbandonati in fondo al mare da 17 mesi, a Capo Figari. La loro morte resta un giallo, così come un mistero sono le ragioni del perché i corpi restano là in mare. La donna non può fare il funerale ai suoi figli, che avevano una vita davanti, ma che sono scomparsi in modo tragico.
Cosa è successo.
A Olbia, nelle acque di fronte a Capo Figari, si consumava nel 2025 il naufragio di una barca da pesca, con due fratelli di ventiquattro e vent’anni usciti a pesca e mai più rientrati in porto. A distanza di mesi da quella tragica giornata, l’imbarcazione e i resti giacciono bloccati a un centinaio di metri di profondità, mentre la madre Simona continua a subire il peso insostenibile dell’indifferenza e del silenzio istituzionale.
La Procura di Tempio Pausania viene accusata di una pericolosa inerzia e di ritardi inaccettabili, come quello relativo agli esami del Dna necessari per identificare i resti riemersi e consentire finalmente una degna sepoltura a uno dei ragazzi. Nel circuito dei palazzi e dei salotti nessuno sembra interessarsi alla sorte di una famiglia priva di potenti raccomandazioni o coperture, lasciata completamente sola a fare i conti con la burocrazia, i rimpalli di responsabilità e i cavilli tra uffici.
Eppure l’area da esplorare è stata circoscritta grazie all incrocio dei tabulati telefonici e al ritrovamento di effetti personali come scarpe, uno zaino e pezzi dello scafo. Basterebbe l impiego di un robot subacqueo filoguidato, magari con il supporto della Marina militare, per recuperare lo scafo e fare luce sulle cause del disastro, valutando anche l’ipotesi di uno speronamento causato da una delle grandi navi o traghetti in transito in quello specchio d acqua. Di fronte al muro di gomma della giustizia, come evidenziato dalle pagine del Corriere Milano, la comunità locale e la solidarietà spontanea dei pescatori e dei sub si sono mobilitate con generosità per cercare indizi e tracciare rotte, sostenute dall’avvocato Pietro Cherchi ma ostacolate da una vergognosa inerzia di Stato che calpesta il dolore di una madre.
